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Israele attacca basi UNIFIL, colpiti 5 militari italiani

Sintesi: Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha condannato i ripetuti attacchi dell’esercito israeliano (IDF) contro le basi UNIFIL della missione di pace italiana a Naqoura, nel sud del Libano: sarebbero almeno 5 i feriti tra i militari italiani, 2 dei quali sono in gravi condizioni.

Durante la conferenza stampa, nella sala di Palazzo Chigi, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha duramente condannato i ripetuti attacchi dell’esercito israeliano contro le basi italiane dell’Onu a Naqoura: si tratta di due avamposti italiani della missione di pace UNIFIL nel sud del Libano.

Nonostante le proteste di Crosetto con il ministro della Difesa israeliano Gallant, dopo gli attacchi di ieri, altri colpi hanno raggiunto, poche ore fa le basi ONU controllate dalle forze di pace italiane, sarebbero almeno 5 i militari che sono rimasti feriti, 2 dei quali versano in gravi condizioni, il ministro ha dichiarato: “Nessun motivo militare e nessuna giustificazione: è un crimine di guerra, non un errore”.

L’ambasciatore israeliano Peled, convocato d’urgenza, sprezzante e con arroganza ha affermato che Israele aveva chiesto all’Onu di spostarsi 5 chilometri a nord di Naqoura per motivi di sicurezza, sottolineando come l’Idf ha ordinato alle forze multinazionali di rimanere in aree protette, raccomandando ai militari italiani di ritirare parte delle forze, ma la richiesta è stata rifiutata.

Il ministro Crosetto ha ribadito che “Non esiste la giustificazione di dire che le forze armate israeliane avevano avvisato Unifil del fatto che alcune delle basi dovevano essere lasciate”, aggiungendo “le Nazioni Unite e l’Italia non prendono ordini dal governo israeliano“.

Crosetto ha chiaritoGli atti ostili compiuti e reiterati dalle forze israeliane potrebbero costituire crimini di guerra, si tratta di gravissime violazioni alle norme del diritto internazionali, non giustificate da alcuna ragione militare” evidenziando che “non si è trattato di un errore né di un incidente” e per questo “chiediamo spiegazioni in tempi più rapidi possibili”.

L’arroganza del governo di Tel Aviv potrebbe diminuire se le istituzioni italiane, europee e soprattutto gli Stati Uniti smettessero di fare solo parole e iniziassero ad imporre sanzioni ad Israele, pesanti anche solo un decimo rispetto a quelle comminate finora alla Federazione Russa: sicuramente indurrebbero Nethanyahu e la sua banda a più miti consigli.

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