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Uccidere Sinwar non ha indebolito Hamas

Con l’omicidio del capo del politico di Hamas, Yahya Sinwar, lo stato terrorista di Israele immaginava che avrebbe fatto crollare l’intera organizzazione…

Si moltiplicano le azioni terroristiche dello Stato di Israele nel Vicino e Medio Oriente. Tramite l’ufficio stampa dell’IDF veniamo a sapere che il 16 ottobre le forze armate di occupazione israeliane hanno assassinato il capo del Politburo di Hamas, Yahya Sinwar mentre si trovava nella parte meridionale della Striscia di Gaza per coordinare le operazioni dei gruppi della resistenza che si battono per la liberazione del popolo palestinese dall’occupante sionista.

La scia di sangue, morte e distruzione che lo Stato di Israele continua a lasciarsi alle spalle resta ancora impunita e nessuna, fra le nazioni dell’Occidente collettivo, sembra interessata realmente a prendere delle misure per contenere, per fermare la furia distruttiva e incontrollata dell’esercito israeliano.

Il governo Netanyahu porta avanti indisturbato il genocidio della popolazione palestinese. Sarebbero oltre 120.000 i civili finora massacrati dalle bombe israeliane, secondo fonti attendibili sono stati uccisi oltre 30.000 fra bambini e neonati dall’inizio del conflitto.

Lo stato di Israele sta ripetutamente violando i trattati internazionali attaccando le nazioni confinanti come il Libano e la Siria, con il pretesto di “colpire cellule terroristiche” di Hamas, per portare un esempio comprensibile è come se la Russia iniziasse a bombardare un quartiere di Parigi, Berlino o Roma per colpire presunti terroristi ucraini presenti in quel posto: quali sarebbero le reazioni della “comunità internazionale?

Netanyahu si comporta come un bullo perché sa di poter contare sull’appoggio incondizionato degli Stati Uniti e dei paesi occidentali, compresa l’Italia che continuano a supportare questa nazione terrorista con l’invio di aiuti di ogni tipo, anche economici ma soprattutto armi, inviamo ad Israele tante armi.

Ogni tanto, per salvare le apparenze, le nazioni occidentali si limitano a rimproverare il governo Netanyahu quasi fosse un ragazzetto discolo, intimandogli di fare il bravo e di non farlo più. Appare del tutto evidente che per fermare Israele non bastano le parole.

Bisognerebbe comminare ad Israele delle pesanti sanzioni, bloccare il flusso dei rifornimenti di gas e petrolio ma soprattutto smetterla di inviare armi, sarebbe l’unico modo per fermare questi assassini. Purtroppo gli interessi, il profitto dell’industria militare di Stati Uniti ed europea, evidentemente, conta più della vita dei palestinesi.

L’assassinio di Yahya Sinwar non influirà minimamente sull’andamento del conflitto perché Hamas è un gruppo di resistenza con un sistema di comando non verticistico quindi eliminare uno dei loro leader non porta al crollo dell’organizzazione. Vi sono altri vice già addestrati e pronti ad assumere il comando. L’organizzazione in questo modo non subisce alcun danno a livello organizzativo e strategico.

Stesso discorso vale per Hezbollah che nel Libano ha portato allo stallo le forze di occupazione israeliane che da settimane sono impantanate a pochi metri dal confine non riuscendo ad avanzare e subendo al tempo stesso numerose perdite di mezzi e uomini, nonostante, poche settimana fa, abbiano assassinato Nasrallah leader religioso e capo politico di Hezbollah.

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