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Elezioni USA 2024: Cosa cambierà?

Sintesi: Mancano ormai pochi giorni alle elezioni americane e abbiamo assistito a una campagna elettorale deludente. Entrambi i candidati trascurano temi cruciali come disoccupazione e debito pubblico, mentre l’insoddisfazione cresce, suggerendo un futuro incerto per gli Stati Uniti, qualunque sia il vincitore.

  1. Kamala Harris: un vero flop
  2. L’agenda di Donald Trump
  3. Le dolenti note
  4. Sono sempre i cittadini a pagare il conto

Kamala Harris: un vero flop

Mancano meno di 5 giorni alle elezioni negli Stati Uniti, stiamo assistendo ad una delle più brutte campagne elettorali di sempre. Nessuno dei due candidati sembra essere riuscito ad entusiasmare il pubblico che come al solito ha finito per polarizzarsi su tematiche molto divisive come il diritto all’aborto.

Kamala Harris, assolutamente incapace di fare un discorso di senso compiuto, una persona incompetente, disprezzata anche da larga parte dell’elettorato democratico, e stata imposta dall’alto per sostituire Biden nella corsa per le presidenziali USA.

Amica dei super ricchi e distante dal popolo non ha mai affrontato i temi veramente rilevanti. Il focus principale della sua inconcludente campagna elettorale è stato Donald Trump. Gli spin doctors di Kamala Ridens non hanno saputo escogitare nulla di veramente incisivo per aumentare la popolarità della candidata dem.

Non avendo nulla di concreto di cui poter parlare lo staff ha consigliato Harris di provare con la stessa carta giocata già nel 2016 da Killary Clinton: La Reductio ad Hitlerum di Trump, ovvero, provare in tutti i modi a dipingere il Tycoon come un novello dittatore nazista. Questa strategia di demonizzazione dell’avversario sembra però non aver pagato visto che tutti i sondaggi vedono la sostituta di Biden indietro rispetto al suo avversario.

L’agenda di Donald Trump

Donald Trump ha provato a elevare un pò il tenore di questa disastrosa campagna elettorale parlando direttamente alla pancia del pubblico. Ha affrontato il problema dell’immigrazione incontrollata, molto sentito soprattutto in alcuni stati come Texas, New Mexico e Arizona, la disoccupazione, la politica estera e soprattutto i rapporti con la Russia e la Cina, l’invio di armi ma anche la delicata situazione con Israele e le crescenti tensioni in Medio Oriente.

Altre tematiche su cui Trump ha basato la sua campagna elettorale hanno riguardato un argomento molto sentito negli USA, il diritto per i cittadini statunitensi di possedere armi ed il discorso sul prezzo dei farmaci: Sempre più statunitensi infatti rinunciano a curarsi a causa del prezzo troppo alto per i medicinali.

Le dolenti note

Purtroppo alcune questioni veramente importanti non sono state approfondite da nessuno dei candidati, durante l’intera campagna elettorale, se non in maniera marginale. Non si è parlato del costo della vita che continua a crescere, non si è affrontato il tema della disoccupazione, attualmente negli Stati Uniti ci sono milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e hanno addirittura rinunciato a cercare un lavoro.

Poco si è detto sulle persone che perdono il lavoro, continua ad aumentare, infatti, il numero dei lavoratori che vengono licenziati a causa di tagli al personale e fanno ricorso alla richiesta per i sussidi di disoccupazione [Initial Jobless Claim]. Il sistema economico statunitense è agonizzante, dopo decenni di neoliberismo senza freni.

Le delocalizzazioni dell’industria a stelle e strisce verso i paesi in via di sviluppo hanno devastato il comparto produttivo negli USA che si è progressivamente ridotto ai minimi termini portando ad un tasso di disoccupazione che solo nel mese di ottobre 2024 a superato il 4,1 portando a oltre 260.000 le nuove richieste per di sussidio disoccupazione.

Un altro problema non sufficientemente trattato è stato quello sul debito pubblico degli Stati Uniti. Il processo ormai inarrestabile di dedollarizzazione globale è uno dei principali fattori ad influire negativamente sui conti pubblici. Sempre nel mese di ottobre 2024 il debito pubblico USA a superato i 34.000 miliardi di dollari (34 trilioni) e continua a crescere nonostante Inflation Reduction Act.

Le aziende del vecchio continente, principalmente quelle tedesche e italiane, a causa delle folli politiche sanzionatorie comminate dall’UE alla Federazione Russa, hanno visto i costi per l’energia quadruplicarsi e sono state costrette a delocalizzare negli Stati Uniti per scongiurare il rischio di dover chiudere i battenti.

Grazie all’IRA le aziende europee negli USA hanno potuto avvantaggiarsi nuovamente di energia a basso costo e una tassazione agevolata per circa dieci anni. Questa spregiudicata e penalizzante misura pensata per distruggere l’economia dei paesi UE è stata introdotta da Biden nel 2022 e si è rivelata del tutto inefficace, non ha prodotto alcun risultato concreto per gli USA ma allo stesso tempo è riuscita a cannibalizzare quel poco che restava del sistema industriale europeo.

Sono sempre i cittadini a pagare il conto

Mai come ora gli USA sono sull’orlo della bancarotta e serpeggia sempre di più fra la popolazione il malcontento e l’insofferenza verso un governo federale che si dimostra lontano e incapace di comprendere le reali esigenze dei cittadini. Il rischio di una guerra civile che porti alla secessione alcuni stati è uno spettro che si fa sempre più reale.

L’amministrazione Biden, negli ultimi 4 anni, ha sperperato miliardi di dollari che sono stati sottratti all’economia reale per essere buttati nel buco nero della guerra infinita. Gli “aiuti” all’Ucraina non hanno prodotto alcun risultato, dopo quasi 3 anni di conflitto la Russia è più forte di prima. Gli Stati Uniti hanno perso l’ennesima guerra in giro per il mondo. Le politiche folli e fallimentari adottate dal governo Biden hanno penalizzato esclusivamente i cittadini della classe media che ha subito una diminuzione drastica del proprio potere d’acquisto e si è ulteriormente impoverita.

Il popolo statunitense con proprie tasse ha contribuito ad arricchire, oltre ogni immaginazione, il Complesso militare industriale USA, un vero e proprio cancro per l’economia reale: il Congresso degli Stati Uniti concede aiuti a nazioni che poi li investono per acquistare armi statunitensi, una vera e propria partita di giro, una truffa legalizzata che drena le risorse che potrebbero essere impiegate per migliorare la condizione complessiva dei cittadini.

Il futuro che attende gli Stati Uniti, a prescindere da chi vincerà le elezioni del 5 novembre, non si preannuncia roseo, perché nessuno dei due candidati potrà cambiare con un colpo di bacchetta magica le sorti di un paese oramai destinato ad un inesorabile declino. Finisce l’egemonia a stelle e strisce, la dittatura del petrodollaro, l’esportazione della democrazia (non richiesta) a suon di bombe. Il mondo unipolare è arrivato al capolinea adesso è il tempo per il nuovo mondo multipolare.

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