Sintesi: Il governo siriano è crollato l’8 dicembre, segnando la fine della Repubblica Araba di Siria. Le formazioni jihadiste hanno conquistato, senza combattere, le principali città siriane, fino a Damasco, mentre l’esercito siriano abbandonava le proprie posizioni e si arrendeva senza combattere.
Cari amici Multipolari, dopo qualche giorno di pausa ritorno a presentarvi le notizie più importanti riguardanti i delicati equilibri geopolitici in Medio Oriente, in particolare oggi vi voglio riportare una sintesi sull’evoluzione del conflitto siriano. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre cade il governo siriano e termina l’esperienza della Repubblica Araba di Siria e della presidenza Assad sul Paese. Questo evento segna una svolta significativa nel contesto geopolitico della regione, con conseguenze profonde e durature che si fanno sentire non solo in Siria, ma in tutto il Medio Oriente.
Il 27 novembre, le forze armate dell’opposizione siriana hanno avviato un’offensiva su vasta scala contro le posizioni strategiche delle forze governative nelle province di Aleppo e Idlib. La sera del 7 dicembre, i gruppi avversi al presidente Bashar Assad erano riusciti a conquistare importanti centri urbani, tra cui Aleppo, Hama, Deir ez-Zor, Daraa e Homs.
L’8 dicembre, le sono entrate a Damasco, mentre l’esercito si ritirava. Il presidente siriano Bashar Assad si è dimesso e ha lasciato il Paese, assicurando una transizione pacifica del potere. Assad e la sua famiglia sono arrivati a Mosca, dove la Russia ha concesso loro asilo umanitario.
Dall’escalation delle ostilità del 27 novembre, circa un milione di persone sono state sfollate in Siria, inclusi 155.000 in sfollamenti secondari. La maggior parte degli sfollati è composta da donne e bambini, con donne e ragazze che rappresentano quasi il 50%. I governatorati più colpiti sono Aleppo con 542.600 sfollati, seguito da Hama (347.100) e Homs (26.000).
Dalla caduta del governo di Damasco, avvenuta l’8 dicembre, si sono verificati gravi scontri a Menbij (governatorato di Aleppo) e a Deir-ez-Zor, mentre in altre aree si sono registrati un numero inferiore di conflitti.
Il conflitto ha gravemente compromesso le infrastrutture civili e le risorse umanitarie, interrompendo i servizi nel nord-est della Siria. Circa 185 scuole a Raqqa, Al-Hasakeh e Tabqa sono state riconvertite in rifugi per sfollati interni, interrompendo così l’istruzione per quasi 185.000 studenti. I servizi sanitari sono sotto significativa pressione, con ospedali come l’Ar-Raqqa National e il Maternity Hospital che si stanno preparando ad affrontare un incremento del carico di pazienti a causa dell’afflusso di sfollati. Inoltre, lo sfollamento ha sovraccaricato i siti di transito, evidenziando l’urgente necessità di forniture invernali, strutture di cucina comune e beni di prima necessità per sostenere le popolazioni più vulnerabili.
Le ostilità lungo la strada tra Quamishli e Damasco hanno gravemente ostacolato il movimento della popolazione e il trasporto delle spedizioni umanitarie. Ciò ha reso estremamente difficile la fornitura di aiuti essenziali alle aree colpite. Inoltre, la capacità dei centri di accoglienza in città come Ar-Raqqa e Tabqa è limitata e questi rifugi, spesso riconvertiti in centri sportivi e scuole, sono sovraffollati di sfollati. Queste strutture necessitano urgentemente di risorse aggiuntive, tra cui la fornitura di acqua, servizi igienico-sanitari, gestione dei rifiuti sanitari, infrastrutture e servizi per l’igiene, tende, cibo e prodotti non alimentari.
Voglio proporvi un articolo apparso su Il SudEst, a cura di Stefano Orsi, fine analista di geopolitica, delinea un quadro molto accurato dell’attuale situazione in Siria, proponendo un’approfondita e lucida analisi dei fatti. L’autore nel suo articolo mette in evidenza che “Il terrorismo islamico di matrice wahabita per ora si contiene o non trapelano notizie di massacri e persecuzioni, ma la loro natura è quella e una volta stabilizzati i combattimenti, imporranno le loro leggi spietate e perseguiteranno la maggioranza sciita e le minoranze cristiane o curde presenti nei territori finora occupati.
La composizione delle milizie HTS appare eloquente, Uzbeki, Tagiki, Libici, Afgani, Ceceni, Turchi, a volte anche qualche siriano. Sono dei mercenari del terrore al soldo del “Sultano” di Ankara Erdogan. Addestrati da britannici e ucraini, hanno messo in atto le medesime tattiche sviluppate per le offensive di Karkov e Kursk, laddove hanno fallito presso il teatro ucraino, più Kursk di Karkov a dire il vero, hanno funzionato molto bene confrontandosi con l’arretratezza operativa dell’esercito siriano.”
Nel suo articolo, Orsi, individua anche le cause che hanno portato al collasso così repentino della Repubblica Araba di Siria: “Dal 2019 in avanti la fase di conflitto si trasforma in silente e accordi diplomatici portano ad un cessate il fuoco. Questo periodo di 5 anni viene impiegato dai terroristi per formarsi in altri conflitti, combattono in Libia, Azerbaigian e Ucraina, sotto la guida turca. Vengono apprese a padroneggiate tattiche di attacco moderne assistite da droni da osservazione e attacco che vengono ampiamente impiegate nell’ultimo attacco.
Gettando alle ortiche l’ennesimo accordo di cessate il fuoco, la Turchia assieme ad USA, GB e Israele, decidono che il momento di attaccare la Siria è giunto e mettono in atto quelle tattiche perfezionate in Ucraina per un assalto penetrante veloce e devastante che ha successo. Naturalmente la corruzione e il tradimento svolgono un importante ruolo in questa difficile partita.
I vertici militari di Damasco si rivelano traditori che hanno sparpagliato le forze siriane su tutto il territorio, diminuito nei 5 anni gli effettivi ad un numero inferiore alle reali esigenze militari, dovevano presidiare ampi territori occupati, dividono su più fronti le unità fedeli al Presidente.
La 4 divisione era sparpagliata su più fronti. In tal modo hanno creato tutte le condizioni per causare il tracollo dell’esercito di fronte al nemico avanzante. Infine concentrano le forze rimanenti ad Homs, permettendo le rivolte nel sud del Paese, abbandonano i territori ad est alle SDF curde e si arrendono senza combattere ad Homs. Il Presidente è costretto a rifugiarsi nella provincia di Latakia secondo le ultime informazioni. Così finisce la Repubblica Araba di Siria, un Paese che sognava di veder convivere Sunniti, Sciiti, Alawiti, Drusi e Cristiani, tutti considerati Siriani alla pari.“
Con la sua puntuale disamina Stefano Orsi mette in luce il palese coinvolgimento degli Stati Uniti: “Durante queste ultime ore è emersa con estrema chiarezza quanto fosse coinvolta la posizione degli USA con i terroristi in Siria. La base di Al Tanf al confine con la Giordania, in territorio siriano, illegalmente, è stata usata per anni come sicuro rifugio per le milizie dell’ISIS, si avete letto bene.
Le denunce della Siria, a tal proposito hanno ricevuto l’ennesima conferma in queste ore, con la colonna di terroristi da qui partita che si è recata ad occupare Palmira, poco più a nord, l’odierna Tadmur. Si sono quindi confermati tutti i sospetti che le formazioni ISIS nel deserto potessero esistere solo in funzione dei rifornimenti e supporto forniti dalla base americana che offriva loro rifugio ed assistenza.“
Aggiunge “Cosa sarà di questa splendida terra di Siria non si sa. Di certo finisce l’esperienza di un Paese tollerante, laico, nel quale ogni minoranza poteva convivere con le altre ed essere tutelata. Uno stato libero e sovrano che da oggi non esiste più. Quello che verrà non potrà che essere un fantoccio controllato dai Turchi o dagli USA, ma non di certo ne libero ne sovrano. Che triste epilogo.“

