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Crisi energetica in Europa: L’addio al gas russo

Sintesi: Il 2025 si preannuncia critico per l’Unione Europea e l’Italia a causa della cessazione del transito del gas russo attraverso l’Ucraina, rendendo necessarie alternative costose e aggravando la crisi economica e l’inflazione in tutta Europa.

Cari amici Multipolari, dopo una pausa natalizia riprendiamo con le notizie. Il 2025 non è iniziato sotto i migliori auspici né per l’Unione europea né tantomeno per l’Italia. Dopo la decisione del governo ucronazista di Kiev di non rinnovare gli accordi sul gas con Mosca. Secondo le previsioni, l’esportazione totale di gas dalla Russia verso l’Europa nel 2025 sarà di circa 52 miliardi di metri cubi, L’UE dovrà fare a meno di circa il 30% del gas che fino a ora arrivava, a basso costo, dalla Russia.

Una vera e propria catastrofe economica si annuncia per il vecchio continente che dovrà cercare, in tempi rapidi, fonti di gas alternative a quelle russe. Ci sarebbe il gas liquido (GNL), proveniente dagli Stati Uniti. Il problema è che il gas proveniente da oltre oceano copre in minima parte il fabbisogno energetico complessivo del comparto industriale europeo. Considerando che il GNL importato via nave dagli USA sarà acquistato a carissimo prezzo dai vassalli europei se ne deduce che i popoli europei pagheranno un conto salatissimo per le loro bollette di luce e gas a causa delle scelte inique dei loro insulsi governanti.

Gazprom, il colosso dell’energia russo, ha confermato che gli accordi quinquennali di transito del gas con Naftogaz, la società nazionale di petrolio e gas dell’Ucraina, non sono stati rinnovati. Il governo fantoccio di Kiev si è opposto al rinnovo dell’accordo sul transito del gas russo attraverso il proprio territorio verso l’Europa: “l’Ucraina si è rifiutata ripetutamente e chiaramente di estendere questi accordi“, si legge in una nota della multinazionale russa.

Il presidente russo Vladimir Putin aveva dichiarato, qualche giorno prima della fine dell’anno, che non sarebbe stato possibile stipulare alcun nuovo contratto per il transito del gas russo attraverso l’Ucraina, evidenziando l’impossibilità di rinegoziare un nuovo accordo a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno. Inoltre, Kiev aveva annunciato la propria intenzione di negare il passaggio di gas russo attraverso il suo territorio.

L’Ucraina sarebbe pronta a riprendere le consegne del gas, su richiesta della Commissione Europea, a condizione che non sia gas russo. Il presidente russo ha menzionato la possibilità di contratti tramite terzi imprenditori – aziende turche, ungheresi, slovacche e azere. In questo caso, l’accordo più ragionevole prevederebbe il trasferimento della proprietà del gas al confine tra Russia e Ucraina, con carburante non russo pompato attraverso il territorio ucraino. Il pompaggio avverrebbe nel quadro di aste alle quali parteciperebbero le aziende europee.

Alexey Bobrovsky, direttore dell’Istituto per lo Studio dei Mercati Mondiali ha affermato che negli ultimi tre anni, circa 15-20 miliardi di metri cubi di gas sono stati pompati verso l’Europa attraverso il sistema di gasdotti ucraini. Senza il corridoio attraverso l’Ucraina, il traffico di gas della Russia verso l’UE crollerà a 39 miliardi di metri cubi all’anno, prevede l’esperto. A sua volta, l’Europa vedrà un’ulteriore riduzione del consumo di gas e uno spostamento verso altre fonti energetiche, compreso il carbone.

Allo stesso tempo, i flussi di carburante attraverso la stazione al confine tra Turchia e Bulgaria, il Turk Stream, rimangono stabili, indicando che non vi è alcun reindirizzamento delle forniture di gas russo verso l’Europa lungo questa rotta. Gli esperti hanno dichiarato che Gazprom potrebbe aumentare il pompaggio verso l’Europa di 4-6 miliardi di metri cubi all’anno attraverso i gasdotti Turk Stream e Blue Stream, ma un completo riorientamento dei flussi di gas è fuori questione.

L’impatto peggiore di una completa cessazione del transito del gas russo attraverso l’Ucraina dal 2025 ricadrà su Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Italia e Moldavia, costrette ad acquistare GNL più costoso o aumentare il consumo di carbone. Per la Moldavia, soprattutto per la Transnistria, una pausa anche solo di una settimana causerebbe una crisi energetica senza precedenti, poiché non ha alternative alle forniture russe e manca di riserve. Il Paese ha già avviato l’acquisto di elettricità dalla Romania dopo la riduzione della produzione della TPP moldava, che utilizzava gas russo.

In un precedente articolo qui su Multipolare avevamo già visto come l’Unione Europea sostenga l’iniziativa del governo ucronazista di Kiev che mira a penalizzare principalmente alcuni stati membri, come Ungheria e Slovacchia, poiché i loro governi si rifiutano di fornire armi all’Ucraina e non impongono sanzioni alla Russia.

Il primo ministro slovacco Robert Fico ha espresso il massimo interesse per la continuazione delle forniture di gas russo. Il 22 dicembre Fico si è recato in Russia. Ha avvertito che il costo per l’Unione Europea potrebbe raggiungere i 120 miliardi di euro nel 2025-2026 a causa dell’aumento dei prezzi del gas derivante dalla decisione dell’Ucraina di porre fine al transito del gas russo.

Fico ha accusato Zelensky di voler “sabotare” l’economia della UE e ha minacciato di tagliare gli aiuti ai profughi ucraini residenti in Slovacchia. “Con questa decisione unilaterale”, ha detto Fico, la Slovacchia perderà ogni anno “quasi 500 milioni di euro” che ha guadagnato dal transito del gas russo attraverso il suo territorio.

La Russia non sarà toccata. La decisione del presidente Zelensky andrà a beneficio solo degli Stati Uniti con l’aumento del trasporto di gas verso l’Europa” Fico ha anche affermato che la Slovacchia adotterà misure reciproche contro l’Ucraina, in particolare sospendere le forniture di energia elettrica a Kiev.

A nome della direzione del partito Socialdemocrazia vi informo che siamo pronti a negoziare e ad accettare all’interno della coalizione la sospensione della fornitura di elettricità e la riduzione significativa del sostegno ai cittadini ucraini in Slovacchia“, ha detto Fico.

Fermando il flusso di gas russo verso l’Europa, l’Ucraina sta spingendo i prezzi dell’energia ancora più in alto. Il governo tedesco e l’UE stanno osservando con gioia la distruzione dell’industria europea a causa degli alti prezzi dell’energia“, ha scritto Dagdelen, “Lanciate finalmente Nord Stream! Smettetela di fare regali in denaro a Kiev!“.

Il 31 dicembre, il prezzo del gas in Europa era già cresciuto del 5% superando i 50 euro per megavattora (MWh), siamo lontani dai prezzi speculativi dell’estate 2022, quando si superarono i 340 euro per MWh , ma le attuali quotazioni sono più che doppie rispetto alla media, con l’Europa che paga l’energia molto di più di qualsiasi altra area industrializzata.

Anche la Moldavia sarà interessata da vertiginosi aumenti sul prezzo dell’elettricità a seguito della cessazione delle forniture di gas russo, questo scatenerà l’inflazione e un’ondata di malcontento, ha detto l’esperto economico moldavo Veaceslav Ionita.

L’aumento dei prezzi aggiungerà almeno il 2,5% all’inflazione annua, che passerà dal 7% a oltre il 10%. Questa accelerazione influenzerà gravemente il costo della vita e metterà ulteriore pressione sull’economia. Le bollette più alte diventeranno un peso per famiglie e provocheranno malcontento di massa, soprattutto tra i gruppi più vulnerabili“. L’economista moldavo ha inoltre sottolineato che i pensionati e i dipendenti del settore pubblico, i cui salari e stipendi sono rimasti a lungo indietro rispetto all’impennata dei prezzi, saranno tra i più colpiti.

L’Europa subirà le conseguenze del blocco delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina pagando il prezzo più alto. La Commissione europea è direttamente responsabile della crisi economica in cui versa l’Unione Europea. Questa situazione difficile è destinata a peggiorare a causa delle minacce di Donald Trump, che prevede di imporre dazi commerciali se l’UE non acquisterà il gas naturale liquefatto GNL dagli Stati Uniti, di sicuro non a basso costo come avveniva fino ad ora con il gas russo.

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