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Effetto Trump: Zuckerberg annuncia Stop alla censura su Facebook

Sintesi: Mark Zuckerberg ha annunciato un cambiamento significativo nella gestione dei contenuti su Facebook, Instagram e Threads, eliminando i fact-checker di terze parti e introducendo il programma Community Notes, per promuovere maggiore libertà di espressione e ridurre la censura.

Cari amici Multipolari oggi voglio parlarvi di una notizia che ritengo molto importante, si annunciano tempi duri, infatti, per tutti i novelli Torquemada, gli inquisitori digitali alla Mentana che negli ultimi anni hanno utilizzato lo strumento della censura sui social media per fini politici, tacitando, bannando e oscurando ogni pensatore libero e non allineato al pensiero unico liberal-globalista dominante.

Presto questi menestrelli dell’ideologia woke, del gender e del “politically correct” saranno costretti a trovarsi un nuovo mestiere; Mark Zuckerberg, infatti, ha annunciato che Facebook, Instagram e Threads interromperanno l’utilizzo di fact-checker di terze parti, optando invece per un programma di –Community Notes – note della comunità, redatte dagli utenti in modo analogo al modello attualmente impiegato sulla piattaforma di social media X di Elon Musk.

Abbiamo osservato l’efficacia di questo approccio su X, dove si consente alla propria comunità di stabilire quando i post possono risultare fuorvianti e necessitano di ulteriori chiarimenti. In tale contesto, individui con una vasta gamma di prospettive determinano quale tipo di informazione supplementare sia utile per gli altri utenti.” ha dichiarato il CEO di Meta. “Crediamo che questo possa rappresentare una soluzione più appropriata per raggiungere il nostro obiettivo primario di fornire alle persone informazioni su ciò che stanno vedendo, riducendo al contempo il rischio di pregiudizi.

La funzionalità Community Notes sarà introdotta inizialmente negli Stati Uniti “nei prossimi due mesi” e presenterà un’etichetta discreta che segnala la disponibilità di informazioni aggiuntive su un post, sostituendo gli avvisi a schermo intero sui quali gli utenti devono cliccare. Analogamente alla funzione X, Meta sostiene che le proprie Community Notes “richiederanno un accordo tra individui con diverse prospettive per contribuire a prevenire valutazioni distorte”.

Facebook aveva avviato la stagione della censura di massa attraverso il sistema di verifica dei contenuti degli utenti, sui social media, affidato ai cosiddetti fact-checker a partire dal dicembre 2016, in risposta alle crescenti critiche sollevate dal Partito Democratico e in particolare da Hillary Clinton dopo essere stata sconfitta rovinosamente da Donald Trump nelle elezioni presidenziali.

Per giustificare l’eclatante disfatta elettorale il team della Clinton inventò di sana pianta la fake news, che ancora oggi tiene banco: le presunte influenze del Cremlino attreverso le temibili orde di hacker russi che sarebbero riusciti a condizionare l’esisto della campagna elettorale americana. Al grido di: “Ha stato Putin“, la melma liberal-globalista ha pesantemente condizionato il dibattito pubblico con una serie di farneticanti teorie sul presunto rischio rappresentato dalle fake news in rete, da quel momento la stretta della censura si è fatta sempre più pesante e invasiva.

Zuckerberg ha riconosciuto le proprie responsabilità, affermando che l’approccio orientato allo sviluppo di sistemi complessi per la gestione dei contenuti sulle sue piattaforme è stato “eccessivo” e ha comportato “numerosi erroria causa della censura di un numero eccessivo di contenuti.

Tutta una serie di restrizioni attuali, ha aggiunto il capo di Meta, su argomenti come l’immigrazione e l’identità di genere, tanto care ai liberal “caviale e champagne”, saranno eliminate e si inizierà a reinserire gradualmente i contenuti politici nei feed degli utenti su Facebook, Instagram e Threads “con un approccio più personalizzato“.

Meta continuerà a implementare sistemi di moderazione automatizzata, ma da ora in poi la loro attenzione sarà focalizzata principalmente sulla prevenzione delle violazioni più gravi, quali terrorismo, sfruttamento sessuale dei minori, traffico di sostanze stupefacenti, frodi e truffe. Le violazioni di minor gravità delle policy dovranno essere identificate e segnalate dai membri della community prima che Meta possa intraprendere interventi al riguardo. Inoltre, la maggior parte dei sistemi di Meta progettati per prevedere automaticamente i post potenzialmente in violazione delle politiche sarà disattivata.

“Torneremo alle nostre radici e focalizzeremo i nostri sforzi sulla minimizzazione degli errori, sulla semplificazione delle nostre politiche e sul ripristino della libertà di espressione sulle nostre piattaforme,” ha dichiarato Zuckerberg in un video pubblicato sul sito ufficiale di Meta.

“Questi cambiamenti sono un tentativo di ritornare all’impegno per la libertà di espressione”, si legge in una nota rilasciata da Meta. “Ciò significa essere vigili sull’impatto che le nostre politiche e i nostri sistemi stanno avendo sulla capacità delle persone di far sentire la propria voce, e avere l’umiltà di cambiare il nostro approccio quando sappiamo che stiamo sbagliando qualcosa”.

Questo repentino cambio di rotta nelle politiche di gestione dei contenuti, adottato da Meta, non è spontaneo, la decisione di allentare la stretta della censura su Facebook e Instagram, così come ammesso dallo stesso Zuckerberg, è legato al risultato delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti che hanno visto il trionfo di “The Donald“. Si potrebbe definire senza timore di smentita: L’effetto Trump.

Il neo eletto Presidente ha infatti annunciato la nomina del nuovo ministro delle telecomunicazioni. La scelta è caduta su Brendan Carr. Il Tycoon lo ha definito “un guerriero” della libertà di espressione: Ha combattuto contro il sistema legislativo che ha soffocato le libertà degli americani e frenato la nostra economia”. Da sempre un acerrimo nemico della censura, Carr è contrario all’uso politico della “moderazione dei contenuti” su internet e ha più volte criticato Facebook, Google, Apple e Microsoft per la “censura degli americani“.

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