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La fine dell’Unione Europea è vicina

Sintesi: L’Unione Europea è prossima al collasso a causa di crisi economiche, divisioni politiche interne, gestione dei migranti e dipendenza energetica. Sanzioni alla Russia e fallimento della globalizzazione acuiscono instabilità e crescente sfiducia nei suoi confronti da parte dei cittadini europei, sempre più euroscettici.

Segni dell’Imminente Collasso dell’Unione Europea

Buongiorno cari Multipolari, l’Unione Europea ha fallito nell’affrontare una serie di sfide strategiche fondamentali e presto assisteremo al suo collasso. Tra i segnali più evidenti e importanti che annunciano l’imminente disgregazione dell’UE dobbiamo menzionare la Crisi Economica e Finanziaria, le Divisioni Politiche interne, la Crisi Energetica legata alle Sanzioni alla Russia, la fallimentare Gestione del Flusso dei Migranti ma anche il Fallimento della Globalizzazione. Le istituzioni europee profondamente corrotte si sono mostrate e continuano a mostrarsi insensibili e distanti dalle reali esigenze dei popoli europei.

La gestione fallimentare delle politiche nel settore Economico e Sociale, della Sicurezza e Difesa ma anche delle politiche Ambientali ed Estere è evidente ed innegabile. L’Ottusità degli euroburocrati di Bruxelles ha portato a un’iperinflazione oramai insostenibile per i paesi membri, con una stagnazione economica diffusa. La crescita economica dei vari stati che fanno parte dell’eurozona è completamente paralizzata, quando non è in recessione, con un tasso di inflazione medio, che attualmente sfiora il 3% e un tasso di inflazione medio atteso, che per il 2025 dovrebbe raggiungere il 5%, secondo molti analisti.

Di seguito proverò a tratteggiare quelle che ritengo le principali cause che porteranno, spero molto presto, alla disintegrazione dell’UE

  1. Segni dell’Imminente Collasso dell’Unione Europea
  2. Le Divisioni Politiche interne
  3. La Crisi Migratoria
  4. La Crisi Energetica
  5. Le Sanzioni alla Russia
  6. Il Fallimento della Globalizzazione
  7. La Crisi degli Euroburocrati

Le Divisioni Politiche interne

La disunione politica degli stati membri è sicuramente un indicatore del pessimo stato di salute di cui gode l’Unione Europea. Le divisioni politiche interne sono aumentate, soprattutto dal febbraio 2022, data di inizio dell’Operazione Speciale della Russia in Ucraina. Le posizioni russofobiche dell’oligarchia globalista di Bruxelles hanno spinto quasi tutti i governi fantoccio europei ad allinearsi alle loro politiche assolutamente autodistruttive.

Particolarmente devastanti per l’economia del vecchio continente si sono rivelate le sanzioni energetiche alla Russia che hanno messo in ginocchio il settore industriale europeo. Voglio ricordare anche la scellerata decisione da parte dei pessimi e corrotti governanti europei per l’invio di armi e munizioni al regime criminale ucronazi di Kiev.

Le classi dirigenti europee, in totale disaccordo rispetto al comune sentire dei loro popoli, totalmente contrari all’idea di alimentare una guerra nel cuore dell’Europa, hanno finito per creare e alimentare un immane buco nero che ha fagocitato centinaia di miliardi di euro per una guerra sanguinosa quanto inutile, già persa da tempo dall’Ucraina.

L’atteggiamento sconsiderato e autodistruttivo dei corrotti e pessimi euroburocrati, sempre più indifferenti ed insensibili rispetto alle reali esigenze dei loro popoli, ha favorito la disaffezione verso i partiti tradizionali “filo-europeisti” e l’affermarsi di partiti euroscettici che, un pò in tutti i paesi UE, guadagnano sempre più terreno e si affermano con forza ad ogni nuova tornata elettorale rispetto ai vecchi partiti che mostrano una costante perdita di voti e di consenso.

La Crisi Migratoria

Non posso tralasciare un altro aspetto che ritengo importante per l’imminente caduta del regime di Bruxelles, ovvero, la crisi migratoria e la gestione caotica del flusso dei migranti. Gli sbarchi incontrollati sul territorio europeo hanno creato tensioni tra gli stati membri. Il problema con i migranti, per i paesi europei, in particolare l’Italia, è Iniziato intorno al 2013 con l’arrivo di un numero sempre maggiore di rifugiati e migranti, soprattutto dal Medio Oriente, Asia meridionale, Africa e Balcani.

Il picco è stato raggiunto nel 2015, con oltre 1 milione di arrivi sulle coste europee. Questa è stata la diretta conseguenza delle famigerate “missioni di liberazione” dei popoli oppressi. Tutti i “Dittatori sanguinari” come Saddam o Gheddafi, ovviamente invisi all’Occidente collettivo perché intralciavano i loro piani di dominio, sono stati deposti con la forza, nonostante fossero benvoluti dai loro popoli.

Sono stati trucidati, è vero, ma per nobili scopi ovviamente: “esportare la democrazia“, a suon di “bombe intelligenti“, naturalmente, non di certo per derubare paesi come la Libia o l’Iraq delle loro risorse e materie prime: chi pensa questo è un complottista terrapiattista putiniano.

Il risaluto delle guerre scatenate dall’Occidente per meri interessi economici e di profitto, come abbiamo visto, ha spinto milioni di disperati a lunghi e pericolosi viaggi della speranza per fuggire da guerre, persecuzioni e povertà. Questa povera gente ha finito per riversarsi sulle nostre coste in cerca di una vita migliore.

L’UE ha risposto con misure di controllo delle frontiere, tentativi di redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri e accordi con paesi terzi per ridurre i flussi. Tuttavia, l‘assenza di una politica migratoria unificata e le disparità tra i paesi membri hanno causato tensioni politiche e sociali con alcuni paesi che si sono opposti a una distribuzione equa dei migranti, e altri che, almeno a parole, vorrebbero accoglierli tutti, magari andando a prendere direttamente nelle loro case coloro che ancora non sono partiti.

La Crisi Energetica

Altro fattore importante da sottolineare che sta avendo un ruolo importante nel declino dell’UE è rappresentato dalla dipendenza energetica dell’Europa, soprattutto dal gas russo. La crisi energetica che i paesi membri stanno fronteggiando ha messo a nudo le vulnerabilità dell’UE.

Governanti corrotti e asserviti alla Cupola globalista, incapaci di mettere in campo misure realmente efficaci per raggiungere una vera autonomia e indipendenza economica hanno finito per rendere il vecchio continente succube della speculazione dei mercati che non aspettavano altro.

Questo ha esacerbato la sicurezza energetica, aumentando i costi industriali e domestici, riducendo la competitività economica e provocando instabilità politica. La mancanza di una strategia energetica unificata e l’inutile quanto dannosa transizione verso le rinnovabili ha generato un altro buco nero per le finanze dell’UE, contribuendo e accelerando il declino economico dell’Europa in un contesto globale sempre più competitivo.

Le Sanzioni alla Russia

Come già ho avuto modo di evidenziare in una mia precedente pubblicazione che potete leggere qui, le Sanzioni alla Russia hanno avuto un impatto significativo e catastrofico sull’economia europea velocizzandone il processo di disintegrazione.

L’UE ha imposto sanzioni per rispondere alla presunta “aggressione russa” in Ucraina, questa è la falsa narrazione di cui vorrebbe convincerci la propaganda globalista e mondialista, supportata dalla corrotta informazione mainstream, devo ammettere, fortunatamente, con risultati sempre meno efficaci visto che ormai sono rimasti davvero in pochi a crederci.

Le sanzioni energetiche alla Russia sono state un boomerang per l’economia e la stabilità dell’UE, hanno interrotto drasticamente il commercio, soprattutto nel settore energetico, aumentando i costi per le imprese e i cittadini.

Il Fallimento della Globalizzazione

La Globalizzazione è un altro fattore chiave, sicuramente una fra le cause principali per l’imminente crollo dell’UE. Il fallimento della Globalizzazione è evidente e ha provocato la delocalizzazione industriale. Un altro effetto devastante della globalizzazione è sicuramente la concorrenza salariale globale che ha ridotto i posti di lavoro qualificati contribuendo all’aumento delle disuguaglianze economiche interne di tutti i paesi europei.

Bisogna aggiungere a questo già desolante e impietoso scenario anche la totale mancanza di competitività dei paesi europei nello scenario internazionale, soprattutto rispetto ai paesi emergenti del Sud globale insieme alla crescente assertività economica di Cina e Stati Uniti che hanno ormai reso irrilevante la posizione dell’UE nel commercio internazionale.

Decenni di globalizzazione senza freno e senza alcun controllo hanno esacerbato e accelerato il crollo dell’UE. Il crescente malcontento sociale dei popoli europei e la difficoltà di integrazione economica e politica hanno ormai compromesso in modo irreparabile l’unità e la stabilità dell’Unione Europea. Tutti gli indicatori mostrano, in modo incontrovertibile, il totale fallimento dell’ideologia globalista.

La Crisi degli Euroburocrati

La crisi della governance europea è un ulteriore segnale dell’imminente collasso dell’UE. Giuridicamente si tratta di una federazione, ma manca di una vera coesione politica e democratica che porta spesso a decisioni non condivise o mal sopportate dai cittadini.

La crisi finanziaria del 2008 ha evidenziato e amplificato le differenze economiche tra gli Stati membri, rendendo difficile un’azione coordinata. La gestione della crisi del debito sovrano ha mostrato le debolezze del sistema di gestione economica dell’UE, con misure di austerità ingiuste e persecutorie.

Tutti ricordiamo come l’iniquo Patto di Stabilità e Crescita dell’UE abbia portato al fallimento della Grecia nel 2010. Usando il pretesto dello sforamento del limite nel rapporto deficit/PIL, fissato arbitrariamente al 3%, per stessa ammissione di Guy Abeille, colui che nel 1981, dietro la richiesta del Presidente francese François Mitterrand, ha messo a punto questa regolapriva di alcun fondamento teorico“, solo per gestire il deficit pubblico francese in quel momento.

Questo assurdo limite è poi stato incorporato nei criteri di Maastricht (1992) per l’ingresso nell’Unione Monetaria Europea, diventando una delle regole chiave che i paesi membri hanno dovuto e sono costretti ancora a rispettare, anche a costo di manovre “lacrime e sangue“.

Conclusioni

La crisi migratoria, la gestione della pandemia di COVID-19 e le vicende legate agli obblighi vaccinali e alle limitazioni delle libertà individuali, i ripetuti fallimenti nelle sfide economiche globali, per ultimo, ma non da ultimo l’atteggiamento assolutamente aggressivo e bellicista rispetto alla crisi ucraina hanno fatto aumentare a dismisura il malcontento e l’ostilità degli europei nei confronti degli euroburocrati di Bruxelles.

Un processo decisorio opaco e non democratico ha eroso completamente la fiducia nelle istituzioni europee, rendendo l’UE invisa e illegittima per la stragrande maggioranza dei cittadini europei.

Anche le divergenze dei singoli paesi sugli obiettivi strategici, come la sicurezza energetica e le relazioni internazionali, hanno minato la capacità dell’UE di presentarsi come un blocco unitario. Questi fattori hanno collettivamente contribuito ad alimentare la crisi di fiducia e legittimità, compromettendo irrimediabilmente la stabilità e la coesione dell’Unione Europea.

l’UE naviga ormai in acque sempre più turbolente, come una nave senza timone, in balia delle onde, finirà per schiantarsi inevitabilmente sugli scogli per poi affondare irrimediabilmente fra i flutti dell’impetuoso mare Multipolare. L’auspicio per tutti noi è che questo avvenga il più presto possibile.

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