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Belloni: un caso di “porte girevoli”

Sintesi: Elisabetta Belloni, ex direttrice del DIS, ha lasciato il ruolo per un incarico alla Commissione Europea come Chief Diplomatic Adviser. La sua carriera riflette il fenomeno delle “porte girevoli” tra Roma e Bruxelles.


Buongiorno cari amici Multipolari, oggi voglio parlarvi di una storia di “porte girevoli” all’italiana, un esempio emblematico di come nel nostro paese, anzi, per meglio dire, in Europa, “tutto cambia perché nulla cambi“, come diceva Tomasi di Lampedusa. Mi riferisco alla vicenda di Elisabetta Belloni che è stata direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, DIS. Era stata piazzata lì dal “nonno banchiere“, Mario Draghi, nel 2021: i più maliziosi sostengono, per fare da “Angelo custode” alla Giorgia nazionale, durante la presidenza Biden.

Belloni avrebbe “guidato” la neo Presidente del Consiglio nella comprensione del famigerato “pilota automatico” che “impone all’Italia di proseguire sulla via delle riforme, a prescindere dall’esito elettorale“, come ebbe a dire Draghi in un’intervista con i giornalisti, nel 2013, durante la sua presidenza alla BCE. Con il passaggio di poteri da Biden a Trump, la figura di Elisabetta Belloni è risultata troppo “ingombrante” per il governo Meloni, dato il suo legame con quei “poteri profondiglobalisti e mondialisti, profondamente avversati dal Tycoon.

Dopo essersi recata in pellegrinaggio presso la residenza di Trump a Mar-a-Lago, la nostra Giorgia Meloni ha capito che sarebbe stato più opportuno affidare il ruolo di Presidente del DIS a una figura più neutrale e di garanzia: l’ex Prefetto Vittorio Rizzi, che ha ricoperto vari ruoli di rilievo nella Polizia di Stato e nell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna).

Per facilitare un rapidoriposizionamentodel governo italiano da Biden a Trump, come la consolidata prassi italica della “banderuola” insegna, era dunque necessario fare un “reset” istituzionale. Per questo motivo, Belloni è stata delicatamente accompagnata verso l’uscita, dopo averla tagliata fuori dal caso di Cecilia Sala, la giornalista finita in manette in Iran. Le sue dimissioni sono diventate ufficiali il 15 gennaio 2025, giusto in tempo per il “rebranding” governativo.

Dopo una breve riflessione, Elisabetta Belloni ha deciso diritornare al padre suo“, anzi, per meglio dire, alla madre sua: la Commissione Europea, dove Ursula von der Leyen l’ha accolta a braccia aperte. Come riconoscimento per i suoi servigi, per la devozione mostrata alla causa europeista e globalista durante il suo tempo al DIS, von der Leyen le ha assegnato un ruolo su misura per lei.

Belloni è stata nominata Chief Diplomatic Adviser, in pratica, consigliere diplomatico, nell’ambito del servizio di consulenza di Palazzo Berlaymont, denominato “Idea“, nato con l’obiettivo di fornire alle policy comunitarie “idee innovative e uno spazio per la ricerca interdisciplinare e la collaborazione sulle priorità fondamentali“. Come era solito dire il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò: “e ho detto tutto“.

Con questo si chiude il breve capitolo sulla vicenda di Belloni, un lampante esempio di come le porte girevoli per alcuni funzionari siano sempre ben oliate, escono da una parte, ma, guarda caso, rientrano da un’altra. Fa riflettere, non trovate? Questa danza istituzionale ci invita a considerare quanto sia fluida la carriera di chi naviga tra le alte sfere del potere, e quanto poco cambi realmente, nonostante le apparenze.

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