Sintesi
L’analisi della povertà in Italia nel 2025 rivela una situazione complessa con disparità geografiche, economiche e sociali. Il divario Nord-Sud, la disuguaglianza tra ricchi e poveri, e fattori demografici aggravano la situazione. Necessarie nuove strategie per ridurre la povertà e aumentare il benessere.
Buongiorno cari amici Multipolari, come vi avevo promesso in questo mio precedente articolo: Quali sfide per l’Italia nel 2025?, a partire da oggi, ogni sabato, vi proporrò un approfondimento su temi rilevanti che riguardano da vicino il bel paese. Oggi iniziamo con “la povertà” che mette a rischio il tessuto sociale della nostra nazione, coinvolge fasce sempre più ampie di popolazione creando un’Italia a due velocità.
Da una parte, c’è chi può godere del patrimonio culturale e delle opportunità economiche; dall’altra, chi si trova a combattere per le necessità quotidiane. Proverò quindi a esplorare insieme a voi i meccanismi che alimentano la povertà, le disparità che essa genera e le possibili traiettorie che il nostro paese potrebbe imboccare.
Situazione Economica in Italia
Nel 2025, secondo le stime dell’Istat, la povertà assoluta riguarderà circa 5,7 milioni di italiani, pari a quasi il 10% della popolazione. La povertà assoluta è definita come la condizione in cui una persona o una famiglia non può permettersi una serie di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita accettabile.
Queste soglie variano geograficamente e in base alla composizione familiare; ad esempio, per una coppia di giovani adulti in una città metropolitana del Nord Italia come Milano, la soglia di povertà assoluta è fissata intorno ai 1.513 euro mensili, mentre per la stessa coppia in un piccolo comune del Sud come quello in Basilicata, la cifra scende a circa 1.005 euro.
La povertà relativa, che riguarda una distribuzione meno equa del reddito, coinvolge circa il 13,5% della popolazione, indicando che oltre 8,4 milioni di individui vivono con un reddito inferiore alla metà del reddito mediano nazionale. Questo dato riflette un’Italia dove una parte significativa della popolazione è esclusa dal benessere economico più diffuso.
Disparità Geografiche: La povertà non è distribuita uniformemente in Italia, e i dati del 2025 mostrano un quadro geografico variegato:
- Mezzogiorno: Le regioni meridionali hanno un’incidenza di povertà assoluta del 12%, con le isole come la Sicilia e la Sardegna che arrivano al 12,5%. In queste aree, quasi 1 bambino su 4 vive in povertà assoluta, un tasso di incidenza che tocca il 24% tra i minori di 18 anni.
- Nord-Ovest e Nord-Est: Qui la povertà assoluta colpisce rispettivamente l’8,5% e l’8,2% della popolazione. Nonostante sia inferiore rispetto al Sud, l’aumento del costo della vita nelle città metropolitane come Torino e Venezia ha acuito la percezione della povertà tra i residenti.
- Centro Italia: Con un’incidenza del 7,2%, il Centro mostra una situazione leggermente migliore, ma non immune a fenomeni come la povertà urbana, particolarmente visibile in città come Roma.
Condizioni Economiche per Tipologia Familiare: I dati del 2025 evidenziano come la povertà colpisce in modi diversi a seconda della struttura familiare:
- Famiglie Numerose: Le famiglie con 5 o più componenti hanno una probabilità del 20,1% di vivere in povertà assoluta, dato che sale al 21,6% per quelle con tre o più figli minori. Questo sottolinea la difficoltà economica di sostenere un numero elevato di membri con risorse limitate.
- Singoli e Anziani: I single sopra i 65 anni mostrano un’incidenza di povertà del 6,2%, ma questo dato è in crescita, riflettendo le difficoltà pensionistiche e il costo crescente della vita in solitudine.
- Famiglie con Stranieri: Il 30,4% delle famiglie che includono almeno uno straniero è in povertà assoluta, un dato che sale al 35,1% per le famiglie composte interamente da stranieri, evidenziando le barriere all’integrazione economica.
Lavoro e Indigenza economica: Nonostante un tasso di occupazione che ha visto un incremento del 2,1% nel 2023, la povertà continua a essere una realtà anche per chi lavora:
- Lavoro Precario: La precarietà lavorativa, con contratti a tempo determinato o part-time involontario, colpisce il 30,4% dei lavoratori, molti dei quali non riescono a garantirsi un reddito sufficiente per coprire le spese basilari.
- Occupazione Femminile: Le donne sono particolarmente colpite, con il 31,4% che lavora part-time contro il 7,4% degli uomini, spesso per mancanza di alternative, e la povertà è più alta tra le donne sole o con figli a carico.
Incidenza della Povertà tra i Minori: La povertà infantile rimane una delle questioni più allarmanti, con il 13,8% dei minori sotto i 18 anni in povertà assoluta nel 2025. Questo dato è il più alto della serie storica, segnalando una generazione che cresce con limitate opportunità educative e sociali, con ripercussioni a lungo termine sulla mobilità sociale e sull’istruzione.
Reddito e Condizioni di Vita: L’analisi del reddito disponibile in Italia nel 2025 evidenzia dati allarmanti.
- Reddito Disponibile Equivalente: La soglia di rischio di povertà è fissata al 60% del reddito mediano equivalente, si attesta a circa 1.200 euro mensili per persona. Questo significa che chi ha un reddito inferiore a questa cifra è considerato a rischio.
- Reddito Reale: Con un’inflazione al 5,9% nel 2024, il reddito reale si è ridotto, specialmente per le famiglie a basso reddito che vedono il loro potere d’acquisto diminuire.

Il Divario Nord-Sud
Il divario tra Nord e Sud dell’Italia è un fenomeno noto, ma nel 2025, si è ulteriormente accentuato in termini di povertà. Nel Mezzogiorno, la povertà assoluta colpisce il 10,2% della popolazione, rispetto al 7,9% nel Nord e al 6,7% nel Centro Italia. Questo divario non è solo economico ma si riflette in opportunità di lavoro, accesso all’istruzione, qualità dei servizi pubblici e infrastrutture. Ad esempio, nel Sud, il tasso di disoccupazione giovanile è del 35%, contro il 18% nel Nord, rendendo più difficile per i giovani del Sud costruire una vita indipendente e stabile.
Disparità nel Prodotto Interno Lordo: Nel 2025, il PIL pro capite del Nord Italia è di circa 39.786 euro, mentre nel Sud si attesta a 21.714 euro, creando una differenza di oltre 18.000 euro per persona. Questa disparità non è solo numerica ma riflette una capacità produttiva asimmetrica:
- Nord: La Lombardia e il Veneto, con industrie avanzate e un’ampia rete di servizi, contribuiscono a oltre il 30% del PIL nazionale, con un’industria manifatturiera che ha visto un incremento del 2,3% rispetto al 2023.
- Sud: Il Mezzogiorno, nonostante rappresenti un terzo della popolazione italiana, contribuisce solo al 21,7% del PIL nazionale. Qui, l’economia è più legata al settore agricolo e ai servizi turistici, con un incremento del PIL del solo 0,5% nello stesso periodo.
Investimenti e Infrastrutture: L’accesso agli investimenti e alla qualità delle infrastrutture è un indicatore chiave del divario:
- Investimenti Pubblici: Il Sud ha ricevuto investimenti pubblici per 1.000 euro pro capite rispetto ai 1.400 euro del Nord, una discrepanza che si traduce in meno strade, ferrovie, scuole e ospedali.
- Infrastrutture Digitali: La copertura della banda larga ultra-veloce è del 92% nel Nord, contro il 65% nel Sud, limitando l’accesso a opportunità di lavoro e formazione online.
Disuguaglianza Economica
La disuguaglianza economica in Italia è particolarmente evidente quando si guarda alla distribuzione della ricchezza. Nel 2025, l’1% più ricco della popolazione possiede il 23,1% della ricchezza nazionale, un dato che segna un aumento rispetto al 22% del 2023. In contrasto, il 20% più povero detiene solo l’1,5% della ricchezza, mostrando una concentrazione di risorse sempre più marcata.
Questo fenomeno è ulteriormente evidenziato da un rapporto della Caritas del 2024 che mostra come la ricchezza del 10% più ricco delle famiglie italiane sia cresciuta di oltre il 7% in 14 anni, mentre quella del 50% delle famiglie più povere è diminuita di quasi l’1%. Questa disparità non solo riflette una distribuzione iniqua delle risorse, ma anche una mobilità sociale ridotta, dove la possibilità di migliorare la propria condizione socio-economica è sempre più legata alla famiglia di origine.
Concentrazione della Ricchezza: La concentrazione della ricchezza è uno degli aspetti più lampanti della disuguaglianza:
- Patrimonio Netto: Il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede il 63,4% del patrimonio nazionale, un dato in crescita rispetto al 62,1% del 2023. Questo significa che la ricchezza è sempre più in mano a pochi.
- Miliardari: Nel 2025, l’Italia conta 67 miliardari, un aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente, con un patrimonio complessivo che supera i 250 miliardi di euro, mentre la ricchezza media degli italiani è rimasta praticamente invariata.
Reddito Disponibile: Il reddito disponibile riflette una distribuzione altrettanto iniqua:
- Divario dei Redditi: Il rapporto tra il reddito disponibile medio del 20% più ricco e quello del 20% più povero è di 7,8 a 1, un aumento rispetto al rapporto di 7,5 a 1 del 2023. Questo significa che chi è già ricco vede il suo reddito crescere a un ritmo più veloce rispetto a chi è povero.
- Salari Stagnanti: Il salario medio reale è aumentato solo dell’1,2% dal 2020, mentre l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, specialmente per i lavoratori a basso reddito, con un aumento di costo della vita del 5,9% nel 2024.

Cause della Povertà
Cause Interne: La disoccupazione, soprattutto tra i giovani, è una delle principali cause interne della povertà. Il tasso di disoccupazione è al 9,7%, con punte del 35% tra i giovani nel Mezzogiorno. Il lavoro precario contribuisce alla creazione di una classe di lavoratori poveri, con un aumento del 13% degli occupati che non riescono a vivere dignitosamente con il proprio reddito.
Il sistema fiscale italiano, spesso criticato per la sua mancanza di progressività, permette a chi ha redditi più alti di contribuire meno proporzionalmente, esacerbando le disuguaglianze. Le politiche di welfare, come la sostituzione del reddito di cittadinanza con misure meno efficaci, hanno lasciato molte famiglie senza un’adeguata rete di protezione sociale.
Cause Esterne: L’Italia non è un’isola nel contesto globale; crisi economiche come quella del 2008, con i suoi strascichi, e l’inflazione post-pandemica hanno avuto un impatto significativo. L’inflazione ha raggiunto il 5,9% nel 2024, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie povere che spendono una quota maggiore del loro reddito su beni di prima necessità. Eventi geopolitici, come la guerra in Ucraina, hanno aumentato i costi energetici e alimentari, colpendo duramente i consumatori italiani.
Cambiamenti Demografici: L’evoluzione demografica dell’Italia ha un impatto significativo sulla povertà:
- Invecchiamento della Popolazione: Con il 23,7% della popolazione sopra i 65 anni, l’Italia ha uno dei più alti tassi di invecchiamento in Europa. Questo porta a un aumento della spesa pensionistica, limitando le risorse per altre politiche sociali, e a una riduzione della forza lavoro, con conseguente pressione sui salari e sulle risorse per le generazioni più giovani.
- Basso Tasso di Natalità: Con un tasso di fecondità di 1,24 figli per donna nel 2025, il basso numero di nascite riduce la base imponibile e il rinnovamento del mercato del lavoro, esacerbando le difficoltà economiche.
Sistemi di Assistenza Sociale: L’efficacia e la copertura delle politiche di welfare giocano un ruolo cruciale:
- Accesso ai Servizi: Nonostante l’Italia abbia un sistema sanitario nazionale, le disuguaglianze nell’accesso ai servizi di alta qualità, specialmente nel Sud, contribuiscono alla povertà sanitaria. Nel 2025, circa il 15% delle persone ha rinunciato a cure mediche per motivi economici.
- Politiche di Sostegno: I sussidi e le misure di contrasto alla povertà, come l’Assegno di Inclusione, coprono solo il 37,6% di chi era precedentemente beneficiario del reddito di cittadinanza, lasciando molti senza supporto adeguato.
Economia Sommersa: L’economia sommersa in Italia è una delle più grandi d’Europa:
- Lavoro Nero: Circa il 12% dell’economia italiana è sommersa, con una stima di 3,5 milioni di lavoratori non regolari nel 2025. Questi lavori sono spesso mal pagati, senza diritti o protezioni, contribuendo alla povertà.
- Evasione Fiscale: Con un’evasione fiscale stimata al 16% del PIL, le risorse che potrebbero essere utilizzate per politiche sociali sono significativamente ridotte, perpetuando un ciclo di povertà.
Globalizzazione e Industria: La globalizzazione ha avuto effetti a doppio taglio:
- Delocalizzazione: La perdita di posti di lavoro nell’industria manifatturiera, con una riduzione del 5% degli impieghi nel settore dal 2020, ha colpito particolarmente le aree già svantaggiate, dove le alternative di lavoro sono scarse.
- Competitività: L’Italia fatica a rimanere competitiva in settori tradizionali come il tessile o il mobilio, dove i costi di produzione sono più alti rispetto ai paesi emergenti, riducendo i salari e aumentando la disoccupazione.

Previsioni per il Futuro
Se le tendenze attuali continuano senza interventi significativi, le proiezioni per il 2030 suggeriscono che una famiglia su dieci potrebbe trovarsi in povertà assoluta. Questo scenario richiede un’azione politica urgente. Riforme nel sistema fiscale per aumentare l’equità, investimenti in politiche attive del lavoro per creare posti di lavoro stabili e di qualità, e un rafforzamento del welfare con un approccio universalistico sono tra le misure necessarie.
Tendenze Demografiche e Povertà: L’Italia continuerà a confrontarsi con un invecchiamento della popolazione che potrebbe aggravare la povertà:
- Pensioni e Povertà: Con un rapporto previsionale di 3 lavoratori per ogni pensionato entro il 2030, i fondi pensionistici saranno sotto pressione, potenzialmente aumentando la povertà tra gli anziani, specialmente se non si adottano riforme pensionistiche efficaci.
- Giovani e Futuro: La previsione di una continua migrazione dei giovani verso il Nord o all’estero potrebbe lasciare il Sud con una popolazione sempre più anziana e meno risorse, amplificando il divario economico e la povertà regionale.
Evoluzione del Mercato del Lavoro: Il mercato del lavoro potrebbe vedere cambiamenti significativi:
- Automazione e AI: L’automazione e l’intelligenza artificiale potrebbero eliminare fino al 20% dei lavori esistenti entro il 2030, specialmente quelli a basso reddito e ripetitivi, accentuando la disoccupazione se non si investe in riqualificazione.
- Gig Economy: La crescita della gig economy potrebbe portare a un aumento del lavoro precario, con il 30% dei lavoratori in questa modalità entro il 2030, aumentando il rischio di povertà lavorativa.
Innovazione e Disuguaglianza: L’innovazione tecnologica potrebbe sia mitigare che aumentare la disuguaglianza:
- Accesso alla Tecnologia: Se non si colma il divario digitale, con il 15% delle famiglie nel Sud senza accesso a internet stabile, l’innovazione potrebbe lasciare molti indietro, approfondendo la povertà.
- Nuove Opportunità: Tuttavia, investimenti in tecnologie verdi e digitali potrebbero creare nuovi settori di occupazione, potenzialmente riducendo la povertà se accompagnati da politiche di formazione.
Politiche Sociali e di Welfare: Le politiche sociali future saranno determinanti per il nostro paese.
- Riforma del Welfare: Una riforma orientata verso un welfare più inclusivo e sostenibile potrebbe ridurre la povertà, ma le previsioni attuali suggeriscono che solo il 60% delle misure proposte entro il 2030 vedrà la luce.
- Investimenti in Educazione: Un aumento del 2% annuo nella spesa per l’educazione potrebbe ridurre il tasso di povertà educativa del 15% entro il 2030, ma attualmente, la spesa è stagnante.
Scenario Futuro: Guardando al futuro, senza un’inversione di tendenza, l’Italia rischia di vedere la povertà come una condizione ereditaria, con ripercussioni non solo economiche ma anche sociali e politiche. La sfida è quindi duplice: non solo ridurre la povertà esistente, ma anche prevenire che diventi una prigione per le generazioni future.
Tuttavia, con politiche mirate e un impegno verso un’equità sociale più marcata, c’è la possibilità di invertire questa tendenza. Un’Italia dove la prosperità è più equamente distribuita non è un’utopia ma una meta raggiungibile attraverso la volontà politica, l’investimento sociale e una visione di sviluppo programmata a medio e lungo termine.
Conclusioni
L’analisi della povertà in Italia mostra una realtà complessa, con dati su distribuzione geografica, disuguaglianza e cause che richiedono un’attenzione immediata e strategie a lungo termine. La povertà in Italia non riguarda solo il reddito basso, ma anche fattori demografici, educativi e ambientali. Il divario Nord-Sud rappresenta una frattura significativa, aggravata da disparità negli investimenti e nelle opportunità. La speranza è che l’Italia possa ripensare il proprio modello sociale ed economico per aumentare il benessere e ridurre la povertà, garantendo prosperità e opportunità per tutti.


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