Sintesi
I BRICS, nati come blocco economico, sono diventati un attore geopolitico , promuovendo un mondo multipolare. Dopo la crisi del 2008, hanno iniziato a ridisegnare la governance globale. Oggi si concentrano principalmente sulla riduzione della dipendenza dal dollaro, creando nuove alleanze geostrategiche supportate da solide istituzioni finanziarie.
Cari amici Multipolari, visto che molti fra voi me lo hanno chiesto, oggi vi parlerò di un argomento che seguo con interesse da molto tempo, ovvero, i BRICS, originariamente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Sono un fenomeno che mi ha sempre affascinato, quando ho letto del loro primo vertice ufficiale nel 2009, mi sono chiesto: “Può un gruppo di paesi così diversi, sparsi in continenti differenti, davvero unirsi per cambiare le regole del gioco globale?“.
Col tempo, ho assistito ad una trasformazione dei i BRICS, da semplice acronimo di un gruppo di paesi che portavano avanti un programma economico condiviso, coniato da Goldman Sachs per attirare investitori, ad attore principale degli attuali equilibri economici, strategici e politici internazionali. Cercherò di descrivere la loro evoluzione e le loro dinamiche interne provando adelineare quelle che saranno le prospettive future di questo nuovo mondo non più unipolare ma multipolare.
Le origini: da un acronimo a un’alleanza
Tutto è iniziato negli anni 2000, quando Goldman Sachs ha coniato il termine “BRIC”, il Sudafrica, la “S” mancante, al tempo ancora non ne faceva parte, si sarebbe poi unito al gruppo solo nel 2011. Con questa parola, “BRIC” si voleva identificare tutte quelle economie emergenti con un potenziale di crescita esplosivo.
In breve tempo quello che all’inizio avrebbe dovuto essere solo un gruppo di paesi accomunati da una crescita ed espansione economica secondo linee e politiche condivise finì per dimostrarsi qualcosa di ben più impattante e complesso non solo a livello economico ma anche geostrategico.
Nel 2003 con il Forum di Dialogo IBSA (India, Brasile, Sudafrica) si gettarono le basi per una cooperazione Sud-Sud, e nel 2006 i BRIC hanno iniziarono a incontrarsi a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il primo vertice ufficiale, nel 2009 in Russia, segnò l’inizio di una serie di incontri annuali che hanno ampliato il loro raggio d’azione, iniziando a suscitare una curiosità e interesse sempre maggiore non solo in quei paesi apparteneti al Sud Globale ma anche per quelli facenti parte dell’Occidente Collettivo.
Non erano certo i primi a promuovere la cooperazione tra i paesi del Sud globale, mi viene in mente per esempio il Movimento dei Non Allineati o all’UNASUR in America Latina, tuttavia, i BRICS si mostrarono da subito determinati nella loro ambizione di riformare la governance globale, in particolare le istituzioni di Bretton Woods come il Fondo Monetario Internazionale (FMI).
In quel preciso momento storico, quando il blocco occidentale sembrava ancora un monolite, ricordo di aver pensato che fosse un progetto ambizioso, ma anche un po’ utopico. Eppure, anno dopo anno, i BRICS dimostrarono chiaramente di essere molto più di un semplice club di investitori ed io ho inizai a rivedere le mie posizioni iniziali rispetto al loro reale potenziale.

La crisi del 2008: un momento di svolta
La crisi finanziaria globale del 2008 fu un vero e proprio catalizzatore. I BRICS sfruttarono il caos globale generatosi in Occidente e lo sfruttarono a loro vantaggio coordinandosi nei forum multilaterali e chiedendo una riforma delle istituzioni finanziarie internazionali che al tempo erano ancora dominate dall’Occidente.
Ho sempre trovato interessante il dibattito tra chi vede i BRICS come una forza “contro-egemonica“, come Radka Desai, che li ha paragonati al Movimento dei Non Allineati degli anni ’70 e chi, come Ray Kiely, sostiene che la loro ascesa sia avvenuta proprio grazie all’adozione di politiche favorevoli alla globalizzazione neoliberale.
Personalmente, ritengo che provare a descrivere un fenomeno complesso come i BRICS usando le etichette e gli schemi interpretativi classici della macroeconomia e della geopolitica sia assolutamente sbagliato: i BRICS sono qualcosa di totalmente nuovo e inaspettato sulla scena mondiale e la loro evoluzione è in divenire quindi bisogna avere un approccio meno ideologico nel provare a decifrarne la vera natura.
L’agenda portata avanti dai BRICS ha finito inevitabilmente per generare tensioni con le potenze occidentali, che spesso hanno resistito ai cambiamenti. Ma, come è facile intuire non si può ignorare un gruppo di paesi che rappresenta oltre 4/5 della popolazione mondiale e ha già superato il PIL dei paesi del G7 da un bel pò di tempo.
Da economia a geopolitica
Nel 2014 la Crimea, a seguito di Euromaidan, attraverso un referendum popolare plebiscitario dichiarò la propria indipendenza e la volontà di tornare ad essere parte della Russia . Questo evento segnò un cambiamento fondamentale, da allora I BRICS iniziarono ad essere visti non solo come un blocco economico, ma come un contrappeso geopolitico all’Occidente.
Le sanzioni dell’UE contro la Russia, l’elezione di Donald Trump nel 2016 e il focus degli Stati Uniti sul contenere l’espanzione della Cina hanno ulteriormente accentuato questa tendenza. Poi, nel 2022, con l’inizio dell’Operazione Speciale russa, per la derattizzazione degli ucro-nazisti dal territorio ucraino, il mondo è stato spesso dipinto come “Occidente contro Oriente“. I BRICS, inizialmente concentrati sulla riforma economica, si sono sempre più orientati verso la creazione di nuove alleanze e istituzioni per promuovere il multipolarismo.
Questa evoluzione mi ha fatto riflettere: davvero i BRICS possono sfidare l’ordine dominato dagli Stati Uniti? La risposta è SI! Oggi possiamo affermare, senza timore di essere smentiti che i BRICS hanno sfidato l’Occidente Collettivo e hanno vinto. Il modello unipolare basato sul dominio incontrastato dell’egemone a stelle e strisce ormai ha dovuto cedere il passo al mondo multipolare che avanza.
La globalizzazione neoliberista è fallita, il sistema predatorio del capitalismo occidentale è fallito e Fukuyama è solo un idiota e farebbe bene a cambiare mestiere. Dopo questa breve divagazione, mi scuserete, torno al punto centrale: I BRICS sono diventati un magnete per paesi che non si riconoscono nell’attuale sistema internazionale, come dimostrato dall’interesse di nazioni come l’Iran, l’Arabia Saudita e persino la Turchia, un membro della NATO.

Espansione e nuove priorità
Due questioni dominano il momento geopolitico attuale dei BRICS: l’espansione del gruppo e la riduzione della dipendenza dal dollaro statunitense. Nel 2023, sei nuovi paesi sono stati invitati a unirsi: Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
L’ingresso nel gruppo di Arabia Saudita e Iran, storicamente rivali, è forse l’esempio più evidente di come i BRICS siano capaci di ridisegnare completamente gli equilibri geopolitici globali, soprattutto considerando il ruolo della Russia e della Cina come mediatori tra i due. Al vertice di Kazan del 2024, di cui mi sono occupato in un mio precedete articolo che potete leggere qui: Kazan 22-24 ottobre: Inizia una nuova epoca. la Turchia si è unita come partner strategico, insieme ad altre nazioni come Algeria, Indonesia e Vietnam.
L’espansione, però, non è priva di sfide. L’Argentina, ad esempio, ha declinato l’invito sotto la presidenza di Javier Milei, nonostante la sua dipendenza finanziaria dalla Cina. Mi ha colpito come, nonostante la retorica anti-cinese di Milei, il paese abbia comunque rinnovato accordi per lo scambio in renminbi e pesos. Questo dimostra quanto sia complesso il rapporto tra politica e necessità economiche.
I BRICS stanno lavorando per ridurre progressivamente la loro dipendenza dal dollaro. La Russia, durante la sua presidenza nel 2024, ha avanzato iniziative come il Meccanismo di Cooperazione Interbancaria (ICM) e l’Iniziativa di Pagamento Transfrontaliero (BCBPI), mirate a rafforzare le transazioni in valute locali.
L’obiettivo è di non avere più un’unica valuta, il dollaro, per le transazioni globali, ecco perchè ho trovato particolarmente interessante e positivo il fatto che India e Russia abbiano iniziato a commerciare petrolio in renminbi, rubli e riyal sauditi, mentre Brasile e Cina hanno creato una clearing house per transazioni in renminbi. È un segnale chiaro: il dollaro non è più intoccabile.
Prospettive future del nuovo mondo multipolare
I BRICS rappresentano una forza in forte crescita, l’espansione del gruppo e la creazione di nuove istituzioni finanziarie, come la New Development Bank (NDB), che punta a finanziare il 30% dei suoi progetti in valute locali entro il 2026, porteranno ad un consolidamento del loro ruolo come alternativa all’ordine dominato dagli Stati Uniti.
In conclusione, i BRICS stanno rimodellando le dinamiche mondiali, il loro ruolo è sempre più determinante: da blocco economico si sono ormai affermati come attore geopolitico determinante. La loro capacità di promuovere un mondo multipolare dipenderà dalla coerenza delle loro azioni e dalla loro abilità nel navigare le complessità del sistema internazionale.
Personalmente, credo che il loro successo non dipenda solo dai numeri, PIL, popolazione e risorse ma anche dalla capacità di costruire una visione condivisa che non si limita a reagire all’Occidente, ma propone un modello di mondo alternativo: Multipolare.
I BRICS, nati come blocco economico, sono diventati un attore geopolitico che promuove un mondo multipolare. Dopo la crisi del 2008, hanno iniziato a cambiare la governance globale. Oggi si focalizzano sulla riduzione della dipendenza dal dollaro e sulla creazione di nuove alleanze geostrategiche con istituzioni finanziarie forti.


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