Sintesi
ANSA assomiglia ad un distributore automatico, ma distribuisce frottole e notizie inventate di sana pianta. Pubblica dati climatici a casaccio, senza fonti credibili, citando, per avvalorare le proprie tesi, ONG come Germanwatch, così “indipendenti” che sono finanziate dirittamente dall’UE.
Cari lettori Multipolari, il livello dell’informazione in Italia è sempre più infimo: i media non fanno informazione, sono dei megafoni (scassati) della propaganda mainstream, che ormai, fortunatamente, quasi nessuno più ascolta e prende in considerazione. I giornali si sono trasformati in discariche di pattume liberal-progressista e hanno perso ogni credibilità agli occhi dei lettori.
Secondo l’ADS (Accertamenti Diffusione Stampa), l’organizzazione italiana che si occupa di certificare e monitorare la diffusione e la tiratura dei quotidiani, rispetto al 2000, le vendite totali dei “giornali più venduti in Italia” sono diminuite drasticamente, con un calo stimato del 75-80%. Anche i primi dati relativi a gennaio 2025 mostrano una continua flessione.
Finanziamenti Pubblici all’Editoria: Un ‘Accanimento Terapeutico’ per i Giornali Morenti
“Lasciamoli ‘trapassare’ serenamente”, è di sicuro il primo pensiero che viene in mente ad ognuno di noi quando pensiamo a come lo Stato si ostini a tenere in vita questi “zombie” dell’informazione. Quotidiani come Il Corriere, La Repubblica, Il Messaggero, La Stampa, Il Sole 24 Ore ormai sopravvivono grazie ai finanziamenti pubblici che ricevono. Anche noi, che non compriamo questi giornali ma li leggiamo quando ci capitano sotto mano, solo per farci quattro risate, siamo costretti dallo Stato a sostenerli con le nostre tasse.
Di sicuro non mi meraviglierei se fosse appurato che hanno ricevuto “finanziamenti” o “donazioni” anche da USAID, magari durante il periodo del Covid-19, ma questo al momento non è dimostrabile. La crisi delle testate giornalistiche, anche quelle online, si può facilmente comprendere considerando il tenore delle notizie spazzatura che vengono propinate ai lettori.

Disinformare manipolando la realtà
Proprio ieri sera, mentre consultavo una di queste testate per verificare dei dati per un articolo che sto scrivendo, mi è caduto l’occhio su questo titolo: “Clima, in 30 anni 800mila morti nel mondo; in Italia 38mila“, un articolo pubblicato su ANSA. Il titolo era già tutto un programma e quindi ero tentato di passare velocemente oltre, immaginando già la sequela di sciocchezze e mistificazioni che avrei letto. Sapevo bene dove sarebbero andati a parare, ma, siccome a volte mi piace farmi del male da solo, alla fine ho cliccato su quel link.
Questo è l’incipit: “Quasi 800mila persone sono morte nel mondo negli ultimi 30 anni“. Non cita una fonte ufficiale, non fa riferimento a nessuna pubblicazione, si sparano numeri, così, in libertà. Continua: “[800mila morti] a causa di oltre 9.400 eventi meteorologici estremi che hanno provocato danni economici per un totale di 4.200 miliardi di dollari USA (al netto dell’inflazione)“. Anche per questi dati non si cita una fonte, non si sa chi li abbia raccolti, non si sa come abbiano fatto a stabilire che si tratta proprio di 9.400 eventi meteorologici o in base a cosa abbiano stabilito che i danni economici ammontano a 4.200 miliardi e non 5.000, per esempio.
A questo punto non restava che aggiungere a questo minestrone di numeri un po’ di luoghi geografici presi a casaccio: “Dominica, Cina e Honduras sono stati i Paesi più colpiti da alluvioni, tempeste e ondate di calore dal 1993 al 2022“. Inutile sottolineare che, ancora una volta, non si cita alcuno studio specifico né alcuna fonte. Bisognava creare solo un po’ di allarmismo nel lettore usando i soliti cliché pseudoscientifici, ovvero “alluvioni, tempeste e ondate di calore“, per aggiungere un pizzico di drammaticità alla scena complessiva.
Ora la lettura si fa interessante: “L’Italia, con perdite economiche per circa 60 miliardi di dollari e più di 38.000 vittime, è stata il Paese più colpito in Europa“. Ci siamo anche noi! Ho avuto un sospiro di sollievo nel leggere questa parte del “brillante” articolo ANS(i)A: sarebbe mai potuta mancare l’Italia quando si parla di qualche disastro o sciagura?
Mentre stavo per chiudere definitivamente la pagina per passare a cose più serie, guardando in basso nella coda dell’articolo leggo: “Lo indica il ‘Climate Risk Index 2025’ di Germanwatch“. ‘Allora cambia tutto‘, penso tra me e me, ‘non si tratta di una cialtronata‘, questi dati sono stati forniti da una fonte a dir poco “attendibilissima“.
Ora entra in gioco Germanwatch, una ONG “indipendente” che si occupa di cambiamento climatico, sostenibilità e equità Nord-Sud, economia responsabile, agricoltura sostenibile e altre amenità del genere. In sostanza, si tratta dei punti programmatici della famigerata ‘Agenda Green‘ promossa dall’Unione Europea, che a sua volta elargisce finanziamenti a Germanwatch per mirabolanti progetti come: Unify Project (LIFE Programme, politiche climatiche), Renewables Grid Initiative (transizione energetica) e Climate Finance Advisory Service (CFAS, monitoraggio finanziamenti climatici), che si impegna a diffondere le fesserie sul cambiamento climatico di natura antropogenica.
Ovviamente sarebbe stato chiedere troppo aspettarsi dai “copia-incolla” che lavorano per ANSA un minimo di verifica per controllare se magari non vi fossero possibili “conflitti di interesse” in un’organizzazione non governativa che si dichiara “indipendente” ma al tempo stesso dipende, per la sua stessa esistenza, dai fondi che riceve dall’Unione Europea o da donatori ad essa riconducibili. Così, mentre la credibilità dell’informazione Mainstream continua a sprofondare verso il baratro, grazie ad articoli come quello che ho citato, l’insegnamento che possiamo trarre da questa storia è questo: non fanno giornalismo, fanno il loro mestiere.


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