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Unione Europea: Game Over

Sintesi

USA e Russia negoziano la pace in Ucraina, relegando l’UE a comparsa. Meloni, elogiata da Trump, guida l’Italia verso un ruolo centrale in Europa, smarcandosi dai falchi bellicisti. L’UE, ostaggio di burocrati mediocri, crolla, mentre i globalisti perdono potere. La crisi si risolve, ignorando Bruxelles.

Cari amici Multipolari, dopo una breve pausa con le notizie, torno oggi con una sintesi dei fatti, a mio avviso, più rilevanti che meritano di essere riportati. Da mesi, Stati Uniti e Russia hanno avviato un dialogo costante per porre fine alla crisi ucraina, un negoziato che ha già prodotto un accordo di pace, relegando l’Unione Europea al ruolo di comparsa. L’Ucraina, guidata da un “comico di modesto successo” ormai screditato, non ha alternative se non accettare i termini di Washington e Mosca, mentre l’UE resta esclusa da ogni decisione rilevante.

L’Unione Europea è ostaggio di mediocri burocrati, strapagati e non eletti da nessuno, completamente scollegati dalla vita reale, che impongono regole folli e antidemocratiche ai popoli europei senza mai pagare il prezzo per i loro errori. Questo, in sintesi, quanto affermato pubblicamente da J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, che in un’intervista al Wall Street Journal di inizio febbraio ha definito l’UE “un beneficiario delle politiche americane, incapace di colmare il vantaggio russo in Ucraina a causa delle sue scelte suicide su migrazione e censura”. Parole sprezzanti che hanno anticipato il coro dei falchi europei, come Kaja Kallas, l’oca russofoba allevata a Davos che in un’intervista a Politico ha ribadito, ancora una volta, la sua oramai stantia linea bellicista: “La Russia va punita e l’Ucraina sostenuta militarmente a ogni costoe bla bla bla”.

Anche se le affermazioni della Kallas sono prive di senso, lei continua a starnazzare in preda a una crisi isterica, al tempo stesso è diventato chiaro per tutti chi siano i veri guerrafondai in Europa: la postura ultrabellicista di paesi come Inghilterra, Francia, Stati Baltici, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e Polonia, che continuano ad alimentare il conflitto, incapaci di accettare una realtà che li ha già superati. Come tanti cani rabbiosi, ormai non possono fare altro che continuare ad “abbaiare alle porte della Russia“.

Nel frattempo, Donald Trump e Vladimir Putin continuano sulla strada del dialogo ristabilendo rapporti fra i due paesi che erano stati interrotti bruscamente da molto tempo, quando alla Casa Bianca erano i NeoCon ad avere le redini in mano. Sotto la nefasta amministrazione Biden, penso una delle peggiori di tutti i tempi, più volte, anche di recente, si è sfiorata la catastrofe nucleare, basti pensare all’autorizzazione concessa all’esercito ucro-nazista di Kiev per l’uso di missili a lunga gittata all’interno del territorio russo.

Bastò un solo Oreshnik, il missile ipersonico a testata multipla di cui vi ho già parlato (per approfondire: Oreshnik: Il Nuovo Sistema Missilistico Russo), che nessun sistema antimissile occidentale è attualmente capace di intercettare, lanciato su una installazione militare ucraina, seguito dalla promessa di Putin che il prossimo sarebbe toccato a Washington e Londra, a calmare i bollenti spiriti dei globalisti e mondialisti occidentali. Adesso fortunatamente sembra che il mondo stia tornando alla normalità con Russia e USA che parlano di pace e hanno abbandonato il linguaggio bellicoso.

Anche per l’Italia ci sono novità che per una volta non vanno a discapito degli interessi nazionali, a inizio febbraio, Trump ha elogiato Giorgia Meloni, definendola “una grande leader” in un’intervista a Fox News, sottolineando come “l’Italia si stia imponendo in Europa”. Un riconoscimento che segna l’ascesa di Roma come forza centrale nel continente, mentre Francia e Germania, indebolite e screditate, scivolano nell’irrilevanza.

Questo significa che non più Bruxelles ma Roma è la candidata naturale individuata da Russia e USA per guidare la nuova Europa che presto rinascerà dalle ceneri dell’UE. In quest’ottica si spiega il doppio gioco di Meloni e del suo governo negli ultimi mesi: un equilibrismo tra apparente fedeltà alle politiche russofobiche dell’UE e una linea di fatto non belligerante verso la Russia. Questo per evitare, sotto l’amministrazione Biden, le ritorsioni dei poteri globalisti che, seppur morenti, avrebbero potuto destabilizzare il suo governo.

Sono numerosi i metodi usati dai criminali della cupola finanziaria anglo-sionista per colpire le nazioni che non si piegano alla loro “agenda“: li conosciamo bene e non si tratta necessariamente di metodi violenti. Mi viene in mente, per esempio, il famoso “spread“, una delle tante armi finanziarie di ricatto dei globalisti, che nel 2011 portò alla caduta del governo Berlusconi.

Ora, con Trump alla Casa Bianca, Meloni trova un alleato che le consente di mostrare le sue vere intenzioni, in perfetta continuità con il piano USA-Russia. L’Italia, meglio tardi che mai, può finalmente iniziare a smarcarsi dai guerrafondai europei al servizio della mafia anglo-sionista di Londra, la cui ostinazione ha ormai svelato la loro natura di veri responsabili dell’escalation.

Alla Casa Bianca Trump ha incontrato Emmanuel Macron, il piccolo Napoleone da operetta che si ostina a restare al suo posto, contro la volontà del suo stesso popolo. Privato del supporto finanziario rappresentato un tempo dal franco CFA, egli è ora costretto a negoziare una resa mascherata da incontro ufficiale. “Questa guerra può finire in poche settimane, abbiamo un piano, e Zelensky sarà presto mio ospite”, ha dichiarato Trump, confermando che le decisioni sulla crisi ucraina sono già nelle mani di USA e Russia.

Macron, con la sua proposta di “truppe per la pace”, dimostra di non avere ancora compreso quale sia la strategia che la nuova amministrazione Trump sta portando avanti: Gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di schierare truppe in Ucraina e hanno già manifestato l’intenzione di richiamare in patria quelle ancora presenti sul suolo europeo.

Mentre si svolgeva l’incontro alla Casa Bianca, direttamente da Bruxelles arrivava a Kiev un nutrito gruppo di falliti, guidato dalla super cotonata Ursula, per gli amici von der Pfizer, con António Costa, Pedro Sánchez, Justin Trudeau, dove ha inscenato un vertice con Zelensky: una scena davvero patetica, le solite promesse, ‘aiuti’, ‘armi’, le solite vaghe prospettive di ‘integrazione’ europea.

I falchi bellicisti dell’UE sarebbero disposti a tutto pur di continuare la guerra contro la Russia, tanto muoiono gli ucraini, mica loro. Sempre più estraniati dalla realtà, questi miserabili opportunisti si aggrappano a un conflitto ormai risolto altrove, mentre Zelensky si prepara a firmare la resa imposta da Mosca e Washington. L’Europa, testimone impotente di un mondo che ormai la ignora, si avvia verso un collasso inevitabile.

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