Sintesi
La banda dei delinquenti in giacca e cravatta di Bruxelles, dopo aver interferito con le elezioni in Romania forzando la Corte Costituzionale ad annullarle, ritorna ora all’attacco commissionando l’arresto del vincitore, Georgescu, questa volta con l’intento di estrometterlo completamente dalla competizione elettorale. La democrazia dell’UE è solo una farsa.
Quanto accaduto mercoledì 26 febbraio 2025 in Romania è un fatto di una gravità inaudita e testimonia la preoccupante deriva autoritaria e antidemocratica delle corrottissime istituzioni europee. Călin Georgescu, il candidato indipendente che aveva stravinto il primo turno delle elezioni presidenziali rumene con il 23% dei voti, è stato arrestato in modo plateale. Bloccato dalla polizia mentre, alla guida della sua vettura, si recava a registrarsi per le nuove elezioni in Romania previste a maggio, è stato portato in procura, dove lo hanno interrogato per ore, come se fosse un pericoloso criminale.
Durante la sua campagna elettorale, Georgescu ha portato avanti temi molto sentiti dal popolo rumeno: sovranità nazionale, critica alla NATO, opposizione all’UE, fine del sostegno militare all’Ucraina, ma anche lotta alla corruzione, autosufficienza agricola ed energetica e rivendicazione dei valori cristiani e tradizionali. Si è mostrato decisamente scettico su vaccini e cambiamento climatico causato dall’uomo.
Questi argomenti, che il candidato indipendente ha messo al primo posto nella sua agenda politica, hanno chiaramente convinto una grande parte della popolazione rumena, che lo ha votato in massa al primo turno elettorale. Al tempo stesso, devono aver allarmato, e non poco, gli euroburocrati, servi della mafia globalista filo-sionista che siedono a Bruxelles, al punto da fare pressione sulla Corte Costituzionale rumena e spingerla ad annullare le elezioni.
Il pretesto usato per giustificare la cancellazione del voto, espresso democraticamente da milioni di cittadini, è stato, non ci crederete, ancora una volta la storiella sulle fantomatiche “interferenze russe”. In questo caso, però, per variare un po’, Putin non si è rivolto ai famosi “hacker di San Pietroburgo”, ma ha utilizzato degli account TikTok “sospetti” che avrebbero “pompato” la campagna di Georgescu. Dove sono le prove? Dopo tre mesi, restano un miraggio.
I documenti desecretati da Klaus Iohannis, l’ex presidente della Romania, a dicembre parlavano di “attacchi ibridi” e di “25.000 account TikTok”, ma senza dettagli verificabili: chi li controllava? Come hanno influenzato milioni di elettori? Nessuna risposta. La Corte Costituzionale ha agito sulla base di supposizioni, non di fatti, dimostrando che in Europa la sovranità popolare è un fastidio da eliminare quando dà noia.
Si è trattato di un vero e proprio golpe bianco ai danni del popolo rumeno: un colpo di mano subdolo. Invece di carri armati o sparatorie, sono stati usati tribunali, burocrazia e accuse costruite ad arte per ottenere lo stesso risultato: eliminare un avversario politico e cambiare l’esito del voto. Abbiamo assistito a un attacco alla democrazia, mascherato da difesa della legalità, nel cuore dell’Unione Europea, “baluardo della democrazia”. Senza il caos di un colpo di stato tradizionale, ma con lo stesso effetto: il potere resta nelle mani di chi lo vuole tenere. Il popolo che aveva votato diversamente? Se ne farà una ragione.
In Romania, George Simion, leader del partito AUR, ha reagito subito su X: “Georgescu stava venendo nella sede AUR per depositare la candidatura. Questo è un golpe!” Georgescu stesso, uscendo dalla procura dopo l’estenuante interrogatorio a cui lo hanno sottoposto, ha dichiarato ai giornalisti: “Siamo tornati al 1950,” e su Facebook ha scritto: “Il sistema comunista bolscevico continua il suo abuso ignobile. Stanno cercando di inventare prove per giustificare il furto delle elezioni e bloccare la mia candidatura.”
Elon Musk, una delle poche voci di peso a livello globale a reagire, non ha usato mezze misure. Ha twittato su X: “Hanno appena arrestato la persona che ha preso più voti alle elezioni presidenziali rumene. Questo è un casino.” Un giudizio netto, che mette a nudo l’assurdità di un sistema che calpesta la volontà popolare. Il vicepresidente JD Vance, intervenendo alla Munich Security Conference il 14 febbraio, aveva già messo in guardia sul caso rumeno: “Hanno annullato le elezioni basandosi su sospetti fragili di un’agenzia di intelligence e pressioni dei vicini continentali.” Una posizione che riflette il suo disgusto per un’Europa che predica democrazia ma agisce da tiranna.
In conclusione, quanto accaduto a Călin Georgescu in Romania può essere visto come uno degli ultimi colpi di coda di un’Unione Europea che ha ormai gettato la maschera, rivelandosi al mondo per ciò che è: un sistema marcio e corrotto, dedito esclusivamente all’arricchimento personale e al profitto di una ristretta oligarchia finanziaria che lo domina. Si espande come un’infezione purulenta, prosperando a spese dei cittadini europei, continuamente vessati e schiacciati da un giogo ormai insostenibile. È giunto il momento di sciogliere l’UE.

