Sintesi
Il piccolo e arrogante dittatore di Kiev si è scontrato con un peso massimo della politica internazionale, Donald Trump, che lo ha suonato per bene come una zampogna e non ha certo impressionato il Presidente USA con la sua cantilena imparata a memoria. L’attorucolo ucraino è stato inchiodato alle sue responsabilità: la guerra per procura contro la Russia è persa e il suo Paese è al collasso.
Amici Multipolari, ieri, 28 febbraio 2025, si sono incontrati Trump e Zelensky a Washington. Se qualcuno pensava che Sniffolo, con un passato da comico e un presente da burattino degli oligarchi anglo-sionisti di Londra, potesse tenere testa a Donald Trump nello Studio Ovale, si sbagliava di grosso. In venti minuti, Trump, con la sua solita schiettezza brutale, ha messo il bamboccio ucraino di fronte alla realtà: la guerra è persa, le sue chiacchiere sono inutili e senza gli Stati Uniti sarebbe già un ricordo sbiadito sotto le macerie.
Zelensky, troppo pieno di sé, ha continuato a interrompere. Era incapace di star zitto, senza il minimo galateo istituzionale che la circostanza avrebbe richiesto e tic nervosi che tradivano il suo stato alterato. Si comportava come se fosse al bar a parlare di calcio con gli amici, non davanti al Presidente degli Stati Uniti.
Tutto è iniziato con la domanda di un giornalista: “I miei amici in Polonia temono che lei si schieri troppo con Putin, Signor Presidente. Cosa risponde?“. Trump: “Se non trovassi un terreno comune con entrambi, non ci sarebbe mai un accordo. Non sono con Putin, sono con gli Stati Uniti e col mondo. Voglio risolvere questa situazione. Ma guardate l’odio che questo qua [Zelensky] ha per Putin: è così accecato che rende tutto più difficile“.
Una lezione di pragmatismo geopolitico, ma Zelensky, con quel ghigno nervoso e le mani che tremavano (chi lo nega? È noto il suo vizietto per la farina colombiana), ha interrotto con tono arrogante: “Posso fare una domanda?“. E via, un monologo sconnesso su come Putin abbia occupato l’Ucraina nel 2014, blaterando di Obama, Biden e chi più ne ha più ne metta. “Nel 2014 nessuno lo ha fermato, ha ucciso la nostra gente, ha violato il cessate il fuoco che ho firmato nel 2019 con Macron e Merkel. Che diplomazia è questa, JD?“, sembrava un disco rotto.
JD Vance, il Vicepresidente, ha provato a riportarlo alla realtà: “Parlo della diplomazia che può fermare la distruzione del tuo Paese. È irrispettoso venire qui e litigare davanti ai media. State mandando coscritti al fronte perché non avete più uomini. Dovresti dire grazie“. Ma Zelensky, con tono provocatorio, ha ribattuto: “Sei mai stato in Ucraina per capire i nostri problemi?“, parlando sopra Vance, come se fosse al bar con gli amici e non davanti a chi potrebbe ancora salvargli il collo.
Trump, stanco di quel teatrino, è esploso: “Non sei nella posizione di dirci cosa proveremo! Non hai le carte in mano. Stai rischiando una Terza Guerra Mondiale, e sei irrispettoso verso questo Paese che ti ha dato tutto. Hai detto “grazie” una volta? Sei andato in Pennsylvania a fare campagna contro di me! Di’ qualcosa di decente, invece di blaterare!“.
Il colpo di grazia è arrivato poco dopo. Trump, con la pazienza agli sgoccioli, lo ha inchiodato: “Non stai vincendo questa guerra. Hai una possibilità di uscirne solo grazie a noi. Ti abbiamo dato 350 miliardi tramite quel cretino di Biden, armi che senza di noi ti avrebbero fatto finire in due settimane. Putin me l’ha detto: tre giorni! Di’ grazie, invece di fare lo spaccone. Sei nei guai, la tua gente muore, i tuoi soldati sono finiti. Prendi un cessate il fuoco o crepa“. Zelensky, con l’arroganza di chi non capisce quand’è ora di tacere, ha interrotto ancora: “Vogliamo fermare la guerra, ma servono garanzie”. Garanzie?
Trump ha chiuso il siparietto dicendo: “Obama ti ha dato lenzuola, io i Javelin. Senza di noi non hai niente. O fai un accordo o sei fuori, e combatterai da solo. Non sarà carino, e tu non sei carino a non mostrare gratitudine“. Poi, con un tocco di sarcasmo degno di un maestro, ha aggiunto: “Questo sarà ottimo per la televisione“. Fine della sceneggiata. Zelensky ha lasciato lo Studio Ovale con la coda tra le gambe, mentre la conferenza stampa prevista è stata cancellata. Una figuraccia totale.
Trump ha sbattuto in faccia a Zelensky la verità nuda e cruda. L’Ucraina è al collasso, la guerra è persa e senza gli Stati Uniti l’Ucraina non va da nessuna parte, di certo non può contare sui suoi compari dell’Unione Europea, a cui non sono rimasti neppure gli occhi per piangere. Sniffolo, troppo fuori di testa, ha preferito continuare a recitare la sua commedia fino in fondo. Non gli è chiaro che Trump è l’unico che potrebbe ancora salvare quel che resta del suo Paese, e gli ha dato una lezione: o si piega, o affonda. Zelensky sembra aver scelto di affondare, almeno per ora. Che idiota.

