Sintesi
La Romania è in subbuglio: proteste ovunque dopo l’arresto di Georgescu, “colpevole” di aver vinto le elezioni. L’UE, fulgido esempio di democrazia, annulla il voto e fabbrica accuse. Il popolo rumeno, stufo, invade le piazze. Bruxelles tace, ovviamente. Che bella democrazia, no?
Cari amici multipolari, oggi avrei voluto parlarvi della recente, tragicomica e surreale visita ufficiale negli Stati Uniti della russofoba e guerrafondaia estone Kaia Kallas. Una visita che, guarda caso, si è magicamente trasformata in una gita turistica a spese dei contribuenti europei. Doveva incontrare Marco Rubio, il quale, all’ultimo momento, ha trovato il modo di comunicarle di “avere impegni più importanti in agenda“.
Onestamente, credo che il non detto sia stato: “che perdere tempo con una donnetta isterica e irrilevante“. Sinceramente, non posso dare torto a Rubio: trattare con una zecca presuntuosa e arrogante come la Kallas sarebbe stato un supplizio. Tuttavia, non voglio annoiarvi oltre con questa patetica vicenda. Preferisco aggiornarvi su questioni ben più rilevanti, come quello che sta accadendo in Romania negli ultimi giorni.
Il Paese è nel caos: si registrano proteste e manifestazioni in ogni città. Ieri, 2 marzo 2025, centinaia di migliaia di persone hanno invaso le strade da Bucarest a Cluj, Timișoara, Iași, Costanza e oltre, in una protesta senza precedenti contro il governo e l’Unione Europea. La scintilla è stata l’arresto di Călin Georgescu, colpito da accuse infondate in un piano mal orchestrato da Bruxelles per soffocare la volontà popolare. La tensione è altissima e il Paese sembra a un passo dalla guerra civile, mentre l’establishment europeo tace e i giornali cercano di oscurare la notizia o di relegarla in fondo alle ultime pagine dei quotidiani.
Dall’annullamento del voto all’arresto
Tutto è cominciato con le elezioni presidenziali del novembre 2024. Georgescu vinse il primo turno il 24 novembre, spiazzando il sistema. Il 6 dicembre la Corte Costituzionale, docile strumento dell’UE, annullò il voto con il pretesto di inesistenti interferenze russe, ma fino ad oggi non sono state ancora presentate prove a supporto di queste accuse. Forse perché non esistono? Diciamo che, ancora una volta, dobbiamo fidarci sulla parola della Corte Costituzionale rumena, niente di più. Mi sembra un po’ poco.
Come di sicuro ricorderete, ve ne avevo già parlato in questo articolo, “Golpe in Romania: il Caso Georgescu“. Dopo avere bloccato il ballottaggio per impedire la sua ascesa, le nuove elezioni vengono fissate al 4 maggio 2025. Ma il 26 febbraio Georgescu è stato arrestato mentre si recava a depositare la candidatura. Lo hanno successivamente rilasciato sotto controllo giudiziario, però la procura rumena gli ha imposto una serie di restrizioni, vietandogli di apparire sui media, siano essi giornali, televisioni, radio o social network.
Le proteste: un popolo in rivolta
Dal 26 febbraio, con il picco di ieri 2 marzo 2025, le strade rumene si sono trasformate in un oceano umano. A Bucarest, Piazza dell’Università e Piazza Victoriei traboccavano di cittadini che sventolavano bandiere e urlavano, “Libertà per Georgescu, Basta UE“. La Gendarmeria ha cercato di reprimere il dissenso con le maniere forti, ha lanciato gas lacrimogeni sui manifestanti, ma ha faticato a contenere la folla.
Da nord a sud, cortei interminabili e piazze gremite di persone di ogni età hanno mostrato una rivolta nazionale contro il governo Ciolacu. I video sui social rivelano scene impressionanti di un popolo unito nella rabbia. Questa frattura insanabile rischia di trascinare la Romania in una vera e propria guerra civile, con le elezioni di maggio che si avvicinano in un clima sempre più incandescente.
Non stupisce certo il silenzio assordante da parte delle istituzioni europee e dei leader dei paesi membri. Nessun commento, nessuna condanna, nessuna presa di posizione: hanno deciso di impedirgli di partecipare alla nuova e imminente tornata elettorale che si terrà a maggio in Romania. A Bruxelles sanno bene che Georgescu vincerebbe a mani basse contro i suoi avversari e stanno fabbricando accuse e false prove per screditarlo.
Tre leader di governo sono stati gli unici a fare sentire la loro voce: Orban per l’Ungheria, Fico per la Slovacchia e Vucich per la Serbia. Hanno espresso piena solidarietà sia nei confronti di Georgescu per il trattamento antidemocratico che gli è stato riservato, sia per il popolo rumeno costretto a subire questo golpe bianco. In Romania divampa la protesta, ennesimo segnale che l’Unione Europea sta per crollare definitivamente. Speriamo presto.

