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Macron fa il duro, Putin ride

Sintesi

Il 5 marzo 2025, Macron, in un discorso alla nazione, si proclama guerriero d’Europa. Minaccia la Russia, ma vacilla senza Trump. I francesi lo deridono: un capo da operetta, grottesco, perso nei suoi vaneggiamenti.

Il 5 marzo 2025, Emmanuel Macron, ancora stordito dai “ceffoni” ricevuti da Trump nella sua ultima visita alla Casa Bianca, ha pensato bene di ammorbare i francesi con un discorso surreale. Ha provato a spacciare l’illusione di una Francia e di un’Europa pronte a sfidare la Russia. Con le parole si può sognare tutto, ma i fatti parlano chiaro: parafrasando Trump, “non ha più carte da giocare“. Uno spettacolo patetico, il farneticare di un uomo non più presente a sé stesso.

Macron, da sempre, prende gli ordini dalla lobby anglo-sionista, in questo momento, particolarmente delicato per gli equilibri geostrategici internazionali, mostra al mondo intero la sua totale irrilevanza sullo scacchiere della geopolitica globale. Persino i francesi, esausti della sua arroganza vuota, lo guardano con un misto di imbarazzo e disprezzo. Ma lui, imperterrito, continua a blaterare, come se il suo ego potesse compensare la totale assenza di sostanza.

Di seguito riporto alcune parti del delirante discorso alla nazione fatto da Macron, trasmesso in diretta televisiva, ieri dal Palazzo dell’Eliseo.

“La Russia è una minaccia per la Francia e per l’Europa”

Macron ha iniziato a spron battuto con la solita retorica antirussa, ormai un classico nei discorsi degli euro-falliti: la Russia, con i suoi “3.000 carri armati in più e 300 aerei da combattimento” entro il 2030, sarebbe pronta a marciare fino a Parigi. Peccato che, mentre lui tremava al solo pensiero, dimentichi un dettaglio: la Russia dispone già oggi di sistemi come l’S-500, i missili ipersonici Kinzhal e i droni Geran-2, per non parlare del sistema missilistico Oreshnik, (di cui vi ho parlato in questo articolo: “Oreshnik: Il Nuovo Sistema Missilistico Russo“).

Gli armamenti russi fanno sembrare l’arsenale NATO un’esposizione di reliquie da museo. La Francia? Può vantare i suoi Mirage 2000, gloriosi negli anni ’80, e qualche Leclerc che arranca nei test. L’UE e la NATO, dal canto loro, arrancano con tecnologie obsolete o in eterna fase di “sviluppo”, mentre Mosca testa armi che viaggiano a Mach 10. Forse Macron pensa di fermare i carri armati russi con un discorso ispirato.

“L’avvenire dell’Europa non può essere deciso a Washington o a Mosca”

Qui il nostro Napoleone di provincia ha voluto sfoderare il suo sogno di autonomia strategica. Bello, sì, ma irreale. L’Europa, militarmente parlando, è un patchwork di eserciti scoordinati, con la Germania che fatica a far decollare due caccia e l’Italia che si affida a Tornado più vecchi di chi li pilota. La Francia, con il suo “esercito più efficace d’Europa” (parole sue, non ridete), spende 50 miliardi di euro l’anno per mantenere una forza che non reggerebbe un mese contro la macchina bellica russa.

La Russia attualmente è capace di produrre circa 500 carri armati all’anno, più di tutti e 32 i paesi NATO messi insieme, a un ritmo almeno tre volte superiore, grazie a un’industria statale che non perde tempo a far lievitare i costi per ingrassare azionisti privati. L’Occidente? Tra appalti gonfiati e speculazioni delle lobby militari, un singolo F-35 costa quanto un intero squadrone russo. E indovinate chi paga? I contribuenti europei, spremuti dalle tasse per finanziare le manie di grandezza di Macron.

“La nostra deterrenza nucleare per proteggere l’Europa”

Il colpo di teatro: Macron offre il suo ombrello nucleare all’Europa, come se 290 testate francesi potessero impensierire le 6.000 della Russia, molte delle quali montate su missili ipersonici che la NATO non sa nemmeno intercettare. È un po’ come presentarsi a una sparatoria con una cerbottana, ma con l’arroganza di chi pensa di vincere perché ha un bel cappello.

La deterrenza russa è operativa, testata e spaventosamente avanzata; quella francese è un ricordo della Guerra Fredda, buona per i libri di storia ma non per il campo di battaglia. Eppure, Macron insiste, probabilmente sognando di essere il De Gaulle del XXI secolo. Qualcuno gli ricordi che siamo nel 2025, non nel 1960.

“Forze europee per garantire la pace in Ucraina”

Eccoci al capolavoro del delirio: “forze europee” da spedire in Ucraina per controllare un cessate il fuoco. Ma quali forze, di grazia? La NATO, che già fatica a rifornire Kiev di munizioni, produce proiettili a un ritmo che farebbe ridere anche un esercito medievale: gli Stati Uniti sfornano 28.000 colpi al mese, la Russia circa 2,5 milioni all’anno. La Francia, con i suoi stabilimenti privati che lucrano su ogni contratto, non ha né la velocità né la capacità di competere.

Inoltre bisogna considerare anche il costo: Mosca spende un decimo di quanto sborsano gli europei – 70 miliardi di dollari contro i 700 della NATO nel 2024, perché il suo complesso militare-industriale è statale, efficiente e non deve rendere conto a speculatori di Wall Street. Macron vuole mandare truppe? Auguri a trovare volontari disposti a morire per lui.

“Investimenti aggiuntivi nella difesa senza aumentare le tasse”

Questa è da standing ovation: più soldi per la difesa, ma senza toccare le tasche dei cittadini. Forse Macron ha trovato un albero dei soldi nei giardini dell’Eliseo, perché altrimenti non si spiega. L’industria bellica occidentale, tra ritardi e costi astronomici, è una voragine di inefficienza: un carro armato russo T-90 costa 4 milioni di dollari, un Leclerc francese 15. E mentre la Russia sforna armi come fosse un’officina sovietica in overdrive, attualmente sono arrivati a coprire turni comprendo le 24h, l’Europa litiga su chi paga il conto. I francesi, già stremati da inflazione e crisi energetica, ringraziano il loro novello imperatore per questo ennesimo capriccio.

“I dazi di Trump sono incomprensibili”

Questa fra tutte è forse la cosa più ridicola che il novello imperatore ha detto durante il suo discorso. Si lagna come un bambino capriccioso: “I dazi di Trump sono incomprensibili!”. Ma figuriamoci se Macron potesse capire qualcosa di economia spicciola. Gli Stati Uniti, con Trump al timone, non hanno semplicemente “voltato le spalle” alla guerra: hanno deciso di smettere di fare i camerieri dell’Europa.

Per oltre vent’anni noi europei abbiamo giocato a fare i furbi. La Germania, soprattutto, ha inondato gli USA con le sue macchinine scintillanti, 500 miliardi di dollari di esportazioni solo nel 2023, secondo il U.S. Census Bureau, mentre dagli States importava briciole, giusto qualche hamburger e un po’ di Hollywood. Risultato? Una bilancia commerciale sbilanciata, con un deficit USA verso l’UE di 180 miliardi annui (Bloomberg, 2024).

Ora Trump, con i suoi dazi al 25% su auto e acciaio europei, già annunciati dal 1° gennaio 2025, vuole rimettere le cose a posto: alzare i prezzi dei prodotti europei, rendere competitive le fabbriche americane e far ripartire l’economia interna. Altro che “incomprensibile”, è una mossa da manuale per chi ha due neuroni funzionanti.

Ma Macron si dimostra incapace di afferrare che il tempo dei giochetti europei è finito. Le sue fabbriche senza acciaio, i suoi leader senza idee e i contribuenti, quelli sì, sempre pronti a pagare, si ritrovano a finanziare una farsa, mentre gli USA dicono: “Arrangiatevi, il pranzo non è più gratis”. Povero Emmanuel, forse dovrebbe rileggersi un Bignami di economia invece di giocare al generale senza esercito.

Conclusione: un condottiero senza truppa

In definitiva, le sparate di Macron sono il canto del cigno di un leader che vive in un’epoca che non esiste più. La Russia, con le sue armi all’avanguardia e un’industria bellica che funziona come un orologio, guarda all’Europa con un misto di divertimento e indifferenza. La NATO è indietro di decenni, la Francia è un’ombra di sé stessa e l’UE non ha né i mezzi né la volontà di seguire questo Napoleone da operetta. Forse è ora che Macron scenda dal suo cavallo immaginario e si renda conto che il mondo reale non è un palco per i suoi monologhi. Nel frattempo, i cittadini francesi pagano il prezzo delle sue illusioni. Chapeau, Monsieur: un altro discorso, un altro buco nell’acqua.

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