Sintesi
I BRICS+ sfidano l’egemonia dell’Occidente collettivo con il 33% del PIL globale, promuovendo un mondo multipolare. Con la New Development Bank e il commercio in valute locali, riducono la dipendenza dal dollaro, puntando a innovazione, pace e sviluppo.
Cari amici, oggi è proprio il caso di dirlo, Multipolari, torno a parlarvi di un tema che seguo da sempre con grande interesse e, sì, rispetto. Lo dico con intenzione: le questioni che sembrano facili da spiegare sono in realtà molto più complesse di quanto si immagini e richiedono grande attenzione. Fin dall’inizio ho diffidato di chi, con superficialità e senza capirne la portata, denigrava i BRICS come un fenomeno passeggero, destinato a esaurirsi in fretta.
Come ben sapete, il gruppo BRICS+, che comprende Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e i nuovi membri, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Egitto e Iran, si sta imponendo come una forza sullo scenario globale. Con il 33% del PIL mondiale a parità di potere d’acquisto, supera il G7 (fermo al 29%) e si afferma come motore della crescita economica. Nonostante le differenze interne, questo blocco sfida l’egemonia occidentale e punta a un mondo più multipolare ed equo.
Crescita economica e nuovi partner
I BRICS+ non solo includono alcune delle economie più dinamiche al mondo, ma stanno anche ampliando la loro influenza attraverso nuovi potenziali partner come Nigeria, Algeria, Thailandia e altri paesi che hanno richiesto di aderire, quali Turchia, Azerbaigian, Malesia, Kazakistan, Venezuela, Indonesia e Bielorussia. Sebbene nessuno di questi sia ancora membro ufficiale, con Nigeria, Algeria, Indonesia e Bielorussia classificati come “Stati partner” e gli altri in attesa di approvazione, questo allargamento rafforza il ruolo del BRICS+ in Africa e Asia, regioni in rapida crescita, e amplia le opportunità di cooperazione economica e politica.
L’adesione di paesi come l’Indonesia, con la sua popolazione di oltre 270 milioni di abitanti e un’economia in forte crescita, rappresenta un passo significativo. L’Indonesia non solo rafforza il peso demografico del gruppo, ma anche la sua capacità di influenzare i mercati globali, specialmente nel settore delle materie prime.
Ridurre la dipendenza dal dollaro
Uno degli obiettivi principali dei BRICS+ è ridurre la dipendenza dal sistema finanziario basato sul dollaro. Pur non volendo sostituirlo completamente, stanno sviluppando un sistema di pagamenti transfrontalieri resistente alle sanzioni e promuovendo il commercio in valute locali.
Questo approccio graduale mira a ridurre il potere del dollaro senza destabilizzare l’economia globale. Negli ultimi anni, gli scambi commerciali tra India e Russia in rupie e rubli sono aumentati, bypassando il dollaro e riducendo i costi legati alle fluttuazioni valutarie. Questo dimostra come i BRICS+ stiano cercando di creare alternative pratiche al sistema finanziario dominante.
La rivoluzione silenziosa dei BRICS+
Alcuni critici sostengono che i BRICS+ siano un gruppo disorganizzato, incapace di offrire una vera alternativa all’ordine globale. Tuttavia, il loro obiettivo non è distruggere il sistema esistente, ma riformarlo per renderlo più equo. Attraverso la collaborazione, stanno cercando di ridurre l’egemonia statunitense e promuovere un equilibrio globale più bilanciato.
Un esempio per rendere meglio l’idea è la New Development Bank (NDB) la banca dei BRICS+, che finanzia progetti infrastrutturali nei paesi membri senza imporre le condizioni capestro del Fondo Monetario Internazionale (FMI), lo strumento creato e gestito dalla lobby finanziaria anglo-sionista per derubare le economie in via di sviluppo delle loro ricchezze. L’approccio della banca dei BRICS+ è particolarmente apprezzato dai paesi in via di sviluppo, che vedono finalmente un’opportunità per ottenere finanziamenti senza rinunciare alla propria sovranità.
Multipolarità: Deinglesizzare il mondo
I BRICS+ non sono un’alleanza anti-occidentale, ma un forum per coordinare gli interessi delle economie emergenti. La loro diversità geografica, economica e politica è un punto di forza, poiché promuove la coesistenza pacifica e contrasta la divisione in blocchi imposta fino ad oggi dagli Stati Uniti. Bisogna anche evidenziare come la nuova amministrazione Trump stia cambiando rotta mostrando una certa apertura nei confronti dei Brics+, impegnandosi attivamente per eliminare le scorie della politica globalista e mondialista degli ultimi decenni dal corpaccione degli Stati Uniti.
Attraverso il processo di deinglesizzazione degli apparati statali, Trump dimostra la volontà di rendere finalmente indipendenti gli Stati Uniti da quel potere sotterraneo e strisciante che fin dalla loro fondazione nel 1776 li ha controllati: la lobby finanziaria anglo-sionista. Esattamente come ha fatto Putin in Russia e come sta facendo Xi in Cina.
Durante il vertice di Kazan, (di cui vi ho già parlato in questo articolo: “Dichiarazione di Kazan: Il mondo non sarà più come prima“) i leader dei BRICS+ hanno sottolineato l’importanza di rispettare i principi delle Nazioni Unite, promuovendo soluzioni multilaterali ai conflitti globali. Questo approccio inclusivo è particolarmente rilevante in un mondo sempre più polarizzato, dove la contrapposizione tra “democrazie” e “autocrazie” rischia di esacerbare le tensioni internazionali.
Stabilità e Pace fra le nazioni
I BRICS+ sostengono i principi delle Nazioni Unite e promuovono soluzioni multilaterali ai conflitti. Hanno chiesto un cessate il fuoco immediato a Gaza e il ritiro delle forze israeliane, dimostrando un impegno per la pace e la stabilità globale. Tuttavia, non prendono posizioni forti contro Israele, evidenziando le limitazioni del sistema internazionale. Questo approccio cauto riflette la complessità delle relazioni globali e la necessità di trovare un equilibrio tra principi ideali e realtà politiche.
Nonostante la rivalità tra alcuni membri, come India e Cina, in passato fosse molto marcata, oggi la situazione è cambiata notevolmente ed in modo assolutamente positivo: i BRICS+, infatti, hanno proposto un approccio nuovo per gestire le tensioni e promuovere l’intesa economica, basato sul dialogo ed il rispetto reciproco. La recente intesa tra India e Cina sulla gestione delle dispute di confine è un esempio positivo di questo lavoro congiunto, che potrebbe servire da modello per risolvere altri conflitti regionali. Questo dimostra che, nonostante le differenze, i membri dei BRICS+ sono in grado di trovare un terreno comune per il bene della stabilità globale.
Innovazione e sviluppo
I BRICS+ rappresentano un progetto a lungo termine per un mondo multipolare, decentralizzato e meno dominato dall’Occidente collettivo. Attraverso il dialogo e la cooperazione, stanno creando nuove narrative di modernità e sviluppo, basate su civiltà non occidentali. Il coinvolgimento di paesi come l’Etiopia e la Nigeria dimostra che i BRICS+ non sono solo un club per le grandi potenze emergenti, ma un’opportunità per tutte le nazioni del Sud globale di far sentire la propria voce.
Uno degli aspetti più interessanti dei BRICS+ è il loro impegno per l’innovazione e lo sviluppo. Durante il vertice di Kazan, sono stati discussi temi come l’intelligenza artificiale, la biotecnologia e la transizione energetica. La Cina, ad esempio, sta investendo massicciamente nelle energie rinnovabili, mentre l’India sta diventando un hub globale per l’innovazione tecnologica. Questi sforzi congiunti potrebbero portare a soluzioni innovative per affrontare le sfide dei prossimi decenni.
Un Futuro Multipolare
I BRICS+ non sono perfetti, ma rappresentano un’opportunità per riformare l’ordine globale, ridurre l’egemonia dell’Occidente e promuovere un mondo multipolare. La loro forza risiede nella diversità e nella flessibilità, offrendo una piattaforma per il progresso del Sud globale. In un’epoca di incertezza e conflitti, potrebbero essere la chiave per un futuro più stabile e giusto, in cui la collaborazione prevale sulla divisione. Attraverso il dialogo, la cooperazione economica e il rispetto per le diversità, i BRICS+ stanno costruendo un nuovo modello di governance globale che potrebbe ispirare altre nazioni a unirsi per un obiettivo comune: un mondo più equo, sostenibile e pacifico.

