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L’Italia controlla i porti di Panama

Sintesi

L’Italia, con MSC, conquista i porti di Panama e 43 altri in 23 paesi, sfidando la mafia anglo-sionista. Un’operazione da 22,8 miliardi, guidata dagli Aponte, non da BlackRock, esattamente il contrario di ciò che raccontano i media. Un nuovo asse Washington-Roma-Mosca emerge, mentre la Cina cede per accordi globali.

Cari amici Multipolari oggi voglio invitarvi ad una riflessione, immaginate un’Italia che per decenni ci hanno dipinto come una sorta di “Cenerentola” d’Europa, sempre un passo indietro rispetto alle “prime della classe”, Germania e Francia in primis, costretta sempre a fare i “compiti a casa” e a tenere in ordine i conti pubblici, anche a costo di manovre lacrime e sangue per i cittadini, così come imposto dalla matrigna Bruxelles. Per anni hanno alimentato la falsa narrazione dell’Italietta, impotente e in declino. Ci hanno persino definiti ‘PIGS’, insieme a Portogallo, Grecia e Spagna: maiali che vivono sulle spalle dei “virtuosi” paesi del Nord Europa. A causa di una classe politica di servi abbiamo dovuto subire tutto questo fino ad oggi.

Ormai, è proprio il caso di dirlo, questa rappresentazione caricaturale del nostro paese fa acqua da tutte le parti, grazie a una mossa brillante messa a segno da MSC, il colosso italiano dei trasporti marittimi, che sta trasformando lo scenario geopolitico mondiale. Durante la rubrica settimanale Un’Altra Storia, sul canale YouTube Veleno Quanto Basta, il ricercatore indipendente Lamberto Rimondini e l’esperto di geopolitica Lorenzo Maria Pacini hanno portato alla luce un fatto decisivo: l’Italia, attraverso la famiglia Aponte e la sua MSC, ha acquisito il controllo dei porti del Canale di Panama e di molte altre strutture strategiche.

Ho cercato di condensare questa importante notizia, facendo una sintesi del discorso di Rimondini e Pacini; tuttavia, per tutti i dettagli vi rimando al video originale: vale davvero la pena guardarlo. È una storia epocale, che i soliti noti della mafia anglo-sionista stanno cercando di oscurare o distorcere, dando tutto il merito a BlackRock. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa sta succedendo.

Un’operazione da 22,8 miliardi di dollari

Pochi giorni fa, un consorzio ha messo sul piatto 22,8 miliardi di dollari per acquistare un asset strategico fondamentale del commercio globale dalla società CK Hutchison Holdings, un colosso di Hong Kong che da anni gestiva i porti di Panama. Parliamo del 90% di Panama Ports Company (PPC), che controlla i porti di Balboa e Cristobal, e dell’80% di Hutchison Ports Holdings (HPH), una rete di 43 porti sparsi in 23 paesi. Non si tratta di un affare qualunque, ma di un’operazione di portata colossale.

Chi c’è dietro? Il consorzio è guidato da TIL (Terminal Investment Limited), della famiglia italiana Aponte, nota per MSC, e da GIP (Global Infrastructure Partners), controllata da BlackRock. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: TIL è composta al 50% dagli Aponte, al 35% da BlackRock e al 15% dal fondo sovrano di Singapore (JIC), mentre GIP vede BlackRock al 50%, Aponte al 35% e JIC al 15%. In totale, MSC detiene il 49,2%, BlackRock il 36,5%, e il resto va ad altri azionisti. Ma chi comanda davvero? Gianluigi Aponte, il patriarca di MSC, che ha orchestrato tutto e piazzato un suo uomo come CEO dei porti. BlackRock si limita a fornire il capitale, lasciando agli italiani il controllo operativo. Eppure c’è chi vuole farci credere che sia tutta opera di BlackRock. Strano, vero?

Pechino cede il controllo delle rotte strategiche a Roma

Per comprendere la portata di questo passaggio dobbiamo fare un passo indietro. Nel 1993 Li Ka-shing, magnate di Hong Kong, inizia a collaborare con Xi Jinping, allora non ancora leader della Cina. Con le sue aziende Li diventa il motore finanziario dello sviluppo cinese e fonda CK Hutchison, che prende il controllo dei porti di Panama e di una vasta rete globale. Prima di questa cessione la Cina gestiva 53 porti in 28 paesi, un’infrastruttura cruciale per il trasporto marittimo mondiale. Oggi ne controlla solo 10 in 5 paesi.

Attenzione però: CK Hutchison Holdings non è solo uno strumento di Pechino. Secondo Rimondini e altri osservatori, dietro c’è anche la cupola finanziaria globalista che da decenni tira i fili dell’economia mondiale. Ma questa cessione NON è una sconfitta subita: è il risultato di pressioni concordate. Il governo cinese ha spinto Li Ka-shing a cedere, e lo stesso hanno fatto gli USA e l’Italia con BlackRock e gli Aponte. Il motivo lo vedremo presto.

L’Italia al centro del mondo: MSC e il riscatto nazionale

Chi pensava che l’Italia fosse condannata al ruolo di comparsa deve ricredersi. Con questa mossa MSC, un colosso tutto italiano, diventa il primo player mondiale nel trasporto marittimo. Non è una novità improvvisa: la famiglia Aponte è radicata da decenni in Italia, con interessi che spaziano da Italo a Trenitalia, dal porto di La Spezia ai bacini di carenaggio, fino a una partnership strategica con Leonardo, il gioiello della nostra industria militare. La loro finanziaria ha sede in Svizzera per convenienza fiscale, ma le operazioni sono tutte qui, sostenute da governi che negli anni ne hanno favorito la crescita.

Come sottolinea Rimondini, “Li Ka-shing sta alla Cina come gli Aponte stanno all’Italia”: un paragone azzeccato. Non è solo un’acquisizione economica, ma un simbolo di riscatto. Dopo 30 anni di distruzione sistematica, pensate alla svendita sul Britannia, l’Italia rialza la testa. I porti di Panama sono strategici, ma il controllo di 43 porti in 23 paesi ci pone al centro della scena globale. Un bel colpo assestato alla cupola globalista di Londra e Parigi, che ci ha sempre voluto nell’angolo.

L’asse Washington, Roma e Mosca ridisegna gli equilibri mondiali

Ecco il vero colpo di scena. Donald Trump, tornato al potere, aveva promesso di strappare Panama alla cupola finanziaria globalista nascosta dietro CK Hutchison Holdings. Ci è riuscito, ma non da solo: l’Italia, con MSC, è stata il suo alleato chiave. Lamberto Rimondini e il professor Lorenzo Maria Pacini, geopolitico di fama e ospite della rubrica, parlano di un asse Washington-Roma-Mosca che esiste da tempo e ora si fa sempre più evidente.

A questo punto: che ruolo ha la Cina? Non è una vittima, ma parte di un’intesa con Xi, Putin e Trump per ridisegnare il mondo, lontano dalle guerre della lobby ebraica e dai suoi sogni di dominio. Pacini lo spiega chiaramente: questa mossa segna “il tramonto delle talassocrazie anglo-americane, che per due secoli hanno dominato i mari“. Si apre un’era di pace multipolare, con il potere redistribuito. I porti sono cultura, commercio, comunicazione, e l’Italia, grazie agli Aponte, è al centro di questa rivoluzione.

L’inganno dei media: BlackRock NON controlla Panama

Mi chiedo perché una notizia così importante passi quasi inosservata. Eppure la risposta è lì, sotto gli occhi di tutti. I media mainstream, al soldo di quella “Spectre” che Rimondini denuncia senza mezzi termini, preferiscono ignorarla o travisarla, dipingendo BlackRock come l’artefice dell’acquisizione. Non è un errore casuale: vogliono proteggere l’immagine di onnipotenza dei loro padroni, evitando che si sappia quanto questo colpo sia stato devastante per i loro interessi. Sono quei padroni a tenerli in vita con i loro finanziamenti, mentre i lettori, stanchi delle bugie, li abbandonano uno dopo l’altro.

Persino certi guru della controinformazione, quelli che si riempiono la bocca di verità alternative, finiscono per cadere nella trappola: Errore o malafede? Puntano il dito su BlackRock o tirano in ballo fantomatiche famiglie ebraiche, solo per confondere le acque. Ma la realtà non si piega alle loro storie: BlackRock mette i soldi, certo, ma a comandare sono MSC, gli Aponte, l’Italia. E non è tutto, perché c’è qualcosa di ancora più inquietante.

Dietro BlackRock si staglia l’ombra di Vanguard, un colosso finanziario avvolto nel mistero, con sedi nei paradisi fiscali e padroni che nessuno conosce, nemmeno gli osservatori più attenti. Se BlackRock è la facciata visibile della cupola globalista, Vanguard è il burattinaio silenzioso, un potere ancora più grande e sfuggente. Questa operazione però non si limita a colpire la superficie: scuote anche quelle fondamenta nascoste, mettendo in crisi chi da decenni domina l’economia mondiale.

Un colpo al cuore della Cupola Globalista di Londra e Parigi

Non è casuale che tutto accada ora. La Cina non aveva motivo di cedere un asset strategico come CK Hutchison Holdings, se non per accordi più ampi. Gli USA volevano Panama fuori dal controllo della lobby ebraica, e l’Italia ha colto l’occasione per emergere. Mosca, pur non citata direttamente, rientra in un asse che guadagna da questo nuovo equilibrio, un equilibrio che rifiuta la democrazia imposta con le bombe, tipica di Londra e Parigi, oggi in affanno e senza risorse.

In Europa la mafia globalista spinge per un esercito unico e 800 miliardi di debiti, per salvare le industrie tedesche e francesi dell’auto riconvertendole al settore bellico. L’obiettivo è una struttura difensiva europea, senza gli USA, visto che Trump minaccia di lasciare la NATO. L’Italia invece si prepara a guidare il continente da Roma, come dice Rimondini, relegando la UE a un ruolo marginale.

Un’analisi che merita attenzione

Un ringraziamento speciale al canale YouTube Veleno Quanto Basta per aver ospitato le brillanti analisi del ricercatore indipendente Lamberto Rimondini e del professor Lorenzo Maria Pacini, che hanno ricostruito con chiarezza la vicenda del controllo italiano dei porti di Panama e le sue implicazioni geopolitiche. Questo articolo è una mia sintesi della loro notizia, verificata punto per punto e confermata nella sua precisione. Per i dettagli completi, vi invito a guardare il video originale sul loro canale: un’analisi che merita attenzione. Il lavoro di Veleno, Rimondini e Pacini è prezioso: in un mondo di verità manipolate, loro offrono informazioni oneste e accurate, aiutandoci a comprendere meglio l’evoluzione degli eventi.

Ecco il video integrale su Veleno Quanto Basta:

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