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Riad: Colloqui tra Stati Uniti e Russia

Sintesi

A Riad, Stati Uniti e Russia negoziano per una tregua del conflitto in Ucraina, dopo la telefonata tra Trump e Putin. Il regime di Kiev, escluso dal tavolo delle trattative, potrà solo prendere atto di ciò che è stato deciso per l’Ucraina. I leader dell’UE, sempre più isterici, proseguono con il loro piano “Rearm EU”, inutile e costoso: non risponde…

Amici Multipolari, ieri, 24 marzo 2025, nella città di Riad, in Arabia Saudita, si sono aperti i negoziati tra delegazioni degli Stati Uniti e della Federazione Russa per affrontare la questione ucraina. L’incontro, ospitato in un contesto neutrale, segue la telefonata avvenuta il 18 marzo tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente statunitense Donald Trump (di cui vi ho già parlato in questo articolo: Telefonata fra Putin e Trump per la Pace).

Questa conversazione, durata circa due ore secondo quanto riferito da fonti ufficiali di entrambi i paesi, ha rappresentato un passo preliminare per il dialogo odierno, con l’intento dichiarato di valutare la possibilità di una tregua nel conflitto che si protrae da oltre tre anni. I dettagli completi della telefonata non sono stati divulgati, ma sembra aver delineato i contorni dell’attuale negoziato.

Le delegazioni di Alti funzionari di entrambe le nazioni sono state presenti presenti a Riad. Per gli Stati Uniti, il segretario di Stato Marco Rubio ha guidato il team, accompagnato dal consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, mentre la Federazione Russa è rappresentata dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov e dal consigliere presidenziale Yuri Ushakov.

Dopo l’incontro, Rubio ha dichiarato che i colloqui rappresentano “un passo significativo verso una soluzione duratura e sostenibile”, sottolineando l’impegno degli Stati Uniti a “fermare le sofferenze causate dal conflitto”. Lavrov, dal canto suo, ha definito i negoziati “un’occasione per ascoltare proposte concrete”, aggiungendo che la Russia è disponibile a discutere “sulla base della realtà attuale”, un riferimento implicito al controllo russo su alcune aree ucraine.

Il presidente Trump, in un messaggio pubblicato sui social il 24 marzo, ha espresso ottimismo sul processo, scrivendo: “Stiamo lavorando duramente per una tregua entro Pasqua. Solo io posso fermare questa guerra, e lo farò”. Durante un breve intervento trasmesso dalla televisione di stato russa, il presidente Putin ha ribadito la sua apertura al dialogo, affermando: “Siamo pronti a negoziare con gli Stati Uniti, ma qualsiasi accordo deve riflettere gli interessi della Russia e garantire la stabilità a lungo termine”.

Il leader russo ha anche sottolineato la necessità di “eliminare le cause originarie della crisi”, un’allusione alle sue richieste di lunga data, tra cui la neutralità ucraina e il ritiro delle influenze occidentali nella regione.

Parallelamente, in Europa, si continua a discutere del progetto noto come Rearm EU, un’iniziativa promossa dall’Unione Europea con l’obiettivo di rafforzare le proprie capacità militari. Questo piano, presentato ufficialmente come una misura preventiva in risposta alle tensioni geopolitiche con la Russia, prevede investimenti ingenti che ricadono sulle spalle dei contribuenti europei.

Sono previsti 800 miliardi di euro necessari nei prossimi anni. Nonostante l’entusiasmo mostrato dai soliti noti, leader euro-falliti, che lo descrivono come un passo verso una maggiore autonomia strategica, questo progetto UE è in realtà l’ennesimo buco nell’acqua, senza né capo né coda: privo di una reale efficacia e razionalità.

In primo luogo, si osserva che la Russia non ha mai manifestato intenzioni concrete di attaccare l’Europa. Se un’azione di questo tipo fosse davvero nei piani di Mosca, molti ritengono che sarebbe già stata intrapresa in un momento di maggiore debolezza del continente, come durante i primi anni del conflitto ucraino, quando le difese europee erano meno coordinate.

In secondo luogo, gli armamenti che l’Unione Europea intende sviluppare e produrre nell’ambito del Rearm EU sono già considerati da molti esperti tecnologicamente superati, persino prima che la loro fabbricazione abbia inizio. Questo aspetto solleva dubbi sulla capacità del progetto di rispondere alle sfide militari moderne, caratterizzate da innovazioni rapide come l’intelligenza artificiale e i sistemi d’arma autonomi.

Un terzo punto critico riguarda i tempi necessari per il riarmo. Secondo valutazioni molto verosimili, un potenziamento militare di base dell’Unione Europea richiederebbe almeno un decennio per essere operativo. Se la Russia avesse davvero l’ambizione di “conquistare” l’Europa, come sostenuto da molti “analisti geopolitici della domenica” o da commentatori che si definiscono esperti, appare poco plausibile che Mosca decida di attendere passivamente un periodo così lungo, permettendo all’Europa di rafforzarsi.

Queste contraddizioni svelano la vera natura del Rearm EU: un operazione politica e finanziaria, destinata a gravare ulteriormente sui bilanci pubblici, piuttosto che una strategia concreta per garantire la sicurezza del continente. L’ennesima “farsa”, utile solo a giustificare nuove spese ma incapace di modificare gli equilibri geopolitici in modo significativo.

I negoziati di Riad proseguono, dunque, in un clima di cauto ottimismo. Le discussioni, che si sono estese per oltre dodici ore nella giornata del 24 marzo secondo quanto riportato dai media russi, sembrano concentrarsi su aspetti tecnici e operativi, senza che per il momento siano emerse decisioni definitive o annunci di svolte imminenti.

Le trattative tra Stati Uniti e Russia continuano a determinare il futuro del conflitto ucraino e della sicurezza internazionale, con l’Ucraina ridotta a semplice spettatore, avvisato solo a giochi fatti, mentre l’Unione Europea, ormai isterica e sempre più irrilevante sullo scacchiere globale, si ostina a portare avanti un riarmo che serve solo a spremere ulteriormente le tasche dei suoi popoli.

Gli sviluppi attesi nelle prossime ore, inclusa una possibile dichiarazione congiunta prevista oggi, potrebbero offrire maggiore chiarezza su quanto questa iniziativa diplomatica sia in grado di produrre risultati tangibili, come una tregua effettiva. Fino ad allora, l’attenzione rimane alta, con osservatori e governi in attesa di segnali che indichino la direzione di questa complessa partita geopolitica.

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