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Londra e Parigi: l’UE dei Guerrafondai

Sintesi

L’UE, guidata da Parigi e Londra, spinge per la guerra in Ucraina, sabotando il dialogo Usa-Russia con armi e retorica bellicista. Orban, Fico, Vučić e Meloni dissentono, ma gli euro-falliti di Bruxelles mirano a prolungare il conflitto di un regime di Kiev al collasso e provano ad ostacolare la pace nonostante i negoziati avanzino.

Cari amici Multipolari, l’Unione Europea ha gettato la maschera e si sta rivelando al mondo intero per quello che è: un covo di falchi guerrafondai. Ci sono Londra e Parigi a fare da punta avanzata di un blocco che spinge per una guerra ad oltranza in Ucraina, stanno provando a boicottare ogni tentativo di dialogo tra Stati Uniti e Russia. Tuttavia, bisogna notare che non tutti nell’UE marciano al ritmo di Emmanuel Macron e Keir Starmer: leader come Viktor Orban, Robert Fico, Aleksandar Vučić e persino Giorgia Meloni si distinguono per il loro rifiuto di questa deriva bellicista.

Eppure, il peso dell’establishment UE, guidato dal gruppo degli euro-falliti di Bruxelles, una élite miope, arrogante e corrotta, continua a soffocare le speranze di pace, prolungando l’agonia di un’Ucraina ormai al collasso. L’Unione Europea, ultima roccaforte dei globalisti, è permeata dalla presenza della mafia anglo-sionista, che Lamberto Rimondini definisce “Spectre“, un’influenza sempre più evidente attraverso le dichiarazioni e il comportamento isterico e forsennato dei leader europei che privi di ogni autonomia vengono eterodiretti come fantocci.

Parigi e Londra sono i registi principali di questa follia bellica, ma rappresentano solo l’avanguardia di un’Unione Europea che, nel suo complesso, sembra incapace di pensare oltre la retorica anti-russa. Macron, con la sua ossessione per una “pace armata”, ha rilanciato il 5 marzo 2025 l’idea di una forza di pace franco-britannico-turca, mentre il 26 marzo ha promesso a Zelensky un rafforzamento militare durante il loro incontro all’Eliseo.

Non possiamo lasciare che Putin vinca”, ha dichiarato il Napoleone di provincia, ignorando il fatto che l’Ucraina non ha più nulla da vincere. Poi c’è Starmer, che mi ricorda molto il padre sfigato di Marty Mc Fly nel film “Ritorno al futuro“, dal canto suo, ha spinto per un prestito di 2,26 miliardi di sterline a Kiev il 2 marzo 2025, ufficialmente per “produrre armi”, ma in realtà per tenere in vita un conflitto che serve solo agli interessi geopolitici della cupola globalista che controlla il business della produzione di armamenti.

L’UE, però, non si limita a seguire questi due. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Panzer ha appoggiato il piano di Starmer per i “peacekeeper” durante il vertice del 15 marzo a Londra, definendolo “un passo verso la sicurezza comune”. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, pur titubante, ha promesso altri 500 milioni di euro in aiuti militari a Kiev il 20 marzo 2025, mentre il premier polacco Donald Tusk ha insistito sulla “necessità di una risposta dura” a Mosca, spingendo per ulteriori sanzioni.

Questi leader europei, avvolti nella loro ipocrisia e nel loro servilismo, si prostrano non tanto davanti ai poteri globalisti in sé, quanto a un’illusione ormai superata: quella di un’egemonia occidentale che domina il mondo senza rivali. Con le loro parole altisonanti sulla “difesa della democrazia” e la “sicurezza europea“, mascherano una realtà ben più meschina: il desiderio di preservare un ordine geopolitico in cui l’Europa, o meglio, la loro visione elitaria dell’Europa, possa ancora dettare legge, nonostante il declino evidente della sua influenza.

Questo atteggiamento li porta a trasformare l’Unione Europea in un blocco guerrafondaio, un’entità che, invece di cercare soluzioni diplomatiche o pragmatismi, si ostina a soffocare ogni possibilità di pace. Ogni spiraglio di dialogo tra Stati Uniti e Federazione Russa, ogni tentativo di porre fine alla carneficina in Ucraina e di stabilizzare il continente, viene sistematicamente sabotato dalle loro azioni.

L’ostinazione nell’inviare armi per alimentare un conflitto ormai perso, la retorica incendiaria, le promesse di escalation travestite da “sostegno” non solo tradiscono gli interessi dei cittadini europei, ma si aggrappano a un passato che non esiste più, rendendo l’UE non un faro di progresso, ma un ostacolo alla pace globale: L’UE non si può cambiare, va smantellata, sciolta completamente.

Il boicottaggio del dialogo Usa-Russia è sistematico. L’UE ha stanziato un pacchetto di aiuti militari da 10 miliardi di euro per l’Ucraina il 12 marzo 2025, con Francia e Germania in prima linea nella fornitura di missili e sistemi di difesa aerea. Londra ha aggiunto i suoi Storm Shadow, usati da Kiev per colpire obiettivi civili in territorio russo.

Si tratta di un’escalation che Sergei Lavrov ha definito “un’azione ostile diretta” il 18 marzo 2025. Questi gesti non sono solo provocazioni: sono un tentativo deliberato di rendere impossibile il cessate il fuoco energetico e infrastrutturale proposto dal presidente Vladimir Putin il 17 marzo, quando ha dichiarato: “Siamo pronti a una tregua, ma l’Occidente deve smettere di armare Kiev”.

Mentre il presidente Donald Trump insiste che “l’accordo di pace non è mai stato così vicino” (17 marzo 2025) e le delegazioni Usa-Russia avanzano nei colloqui di Riad (23-25 marzo, di cui vi ho già parlato in questo articolo: “Riad: Colloqui tra Stati Uniti e Russia“), l’UE risponde con ostilità. Von der Panzer ha accusato Mosca di “negoziare in malafede” il 24 marzo, un’affermazione che stride con le parole di Marco Rubio, segretario di Stato Usa: “Putin sta mostrando serietà, ora tocca all’Europa non intralciare” (16 febbraio 2025). Ma l’Europa, guidata da Parigi e Londra, sembra decisa a fare proprio questo.

Fortunatamente non tutta l’UE è allineata a questa follia. Viktor Orban, primo ministro ungherese, ha definito i piani di peacekeeper “una provocazione pericolosa” il 16 marzo 2025, aggiungendo: “L’Europa deve smettere di giocare alla guerra e iniziare a pensare alla pace”. Robert Fico, leader slovacco, ha rincarato la dose il 20 marzo: “Mandare armi a Kiev non risolve nulla, prolunga solo la sofferenza”. Aleksandar Vučić, presidente serbo, ha mantenuto una linea di neutralità, rifiutando di aderire alle sanzioni contro Mosca e dichiarando il 10 marzo: “Non sacrificheremo i nostri interessi per i giochi di potere altrui”.

Anche Giorgia Meloni si smarca dai guerrafondai. In un’intervista del 22 marzo 2025, ha chiarito: “L’Italia non manderà mai militari al fronte in Ucraina. La pace si costruisce con il dialogo, non con più armi”. Una posizione che la mette in contrasto con Macron e Starmer, ma che riflette un pragmatismo raro nell’UE di oggi. Queste voci dissidenti, però, sono soffocate dal coro bellicista dell’establishment europeo, che continua a spingere per un conflitto ormai insostenibile.

Non si può tralasciare il ruolo dell’Ucraina, o meglio, il relitto che ne rimane. Il regime di Zelensky è irrilevante, un fantoccio che sopravvive solo grazie alle iniezioni di denaro e armi dell’UE. Le sue forze sono allo stremo: senza intelligence Usa, i sistemi Himars sono inutili, e l’avanzata russa a Kursk lo dimostra (3 marzo 2025). Zelensky può vantarsi di essere “pronto a firmare” accordi sulle terre rare o implorare garanzie, ma la sua insistenza a “restare a Kursk” (18 marzo) è un delirio di grandezza. L’UE, invece di riconoscerne la capitolazione imminente, lo usa come scusa per alimentare il conflitto.

Nonostante l’ostruzionismo europeo, Usa e Russia vanno avanti. I colloqui di Riad hanno prodotto impegni concreti sulla sicurezza del Mar Nero, e Lavrov ha definito i progressi “un passo avanti” (25 marzo 2025). Trump, elogiando Putin il 25 febbraio (“Accetterà peacekeeper se ci sarà buon senso”), mostra una determinazione che l’UE non riesce a contrastare. “Faremo accordi con tutti, ma l’Europa deve smettere di intralciare”, ha ribadito il 3 marzo. Putin, dal canto suo, insiste: “La pace richiede garanzie, non provocazioni” (25 marzo).

L’Unione Europea, con Parigi e Londra in testa, si sta dimostrando un blocco di guerrafondai incapaci di accettare la realtà: l’Ucraina è finita, e la pace è l’unica via. Le loro armi, i loro piani, la loro retorica non fanno che ostacolare un dialogo che potrebbe salvare vite e stabilizzare il continente. Orban, Fico, Vučić e Meloni dimostrano che un’altra Europa è possibile, ma finché l’élite di Bruxelles, Parigi e Londra dominerà, l’UE resterà una minaccia per la pace globale. È ora che questi miserabili falchi escano di scena: il mondo non può più permettersi la loro stolta arroganza.

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