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USA, UE e Italia: l’Occidente in declino

Sintesi

Giacomo Gabellini, analista di geopolitica ed economia, in un’intervista esclusiva per Multipolare.it analizza il declino USA, l’ascesa della Cina, la crisi UE e il collasso industriale italiano. Critica tariffe americane, sudditanza europea e mancanza di sovranità italiana, intravedendo nel 2025 opportunità in un ordine globale in trasformazione.

Cari amici Multipolari, oggi vi propongo un’intervista esclusiva con Giacomo Gabellini per Multipolare. A causa di un problema tecnico non è stato possibile realizzare il video, ma di seguito troverete una sintesi dell’incontro: un dialogo approfondito su temi di grande attualità. Per chi ancora non lo conoscesse, Giacomo Gabellini, classe 1985, nato a Fano, è un analista geopolitico ed economico, oltre che saggista e scrittore, noto per il suo approccio diretto e fuori dagli schemi.

Di recente ha lanciato il canale YouTube – Il Contesto: Analisi economica e geopolitica – che ha rapidamente conquistato decine di migliaia di follower grazie a riflessioni e interviste con ospiti prestigiosi su questioni rilevanti: il conflitto in Ucraina, il ruolo della Russia nel mondo multipolare, le dinamiche economiche italiane, l’impatto dei paesi BRICS sul processo di dedollarizzazione, le prospettive di un mondo non più a trazione unipolare, il Medio Oriente e la complessa situazione dell’UE, senza tralasciare il declino della globalizzazione. In questa occasione l’analista ci ha offerto una visione lucida su Stati Uniti, Unione Europea e Italia, evidenziando difficoltà e possibili spiragli di cambiamento.

Parlando delle politiche industriali e delle tariffe degli Stati Uniti, egli si esprime con chiarezza: “Hanno costruito un sistema economico globale sul dollaro e sulla loro manifattura, ma dagli anni ’70 tutto è cambiato. La deindustrializzazione, voluta dalle loro multinazionali, ha creato un vuoto che i provvedimenti protezionistici non possono colmare.”

Riferendosi alle misure di Donald Trump, dai dazi su acciaio e Cina del primo mandato alle tariffe annunciate per il 2025, con un 10% sull’Europa e un 60% sui prodotti cinesi, aggiunge: “Sono un’arma geopolitica, una tattica per piegare alleati e rivali, che richiama un controllo globale in chiave moderna. Ma non funzionano: i prezzi salgono per gli americani e la base produttiva resta fragile.

A supporto della sua tesi, cita uno studio dell’Australian Strategic Policy Institute, il Critical Technology Tracker, che nel 2007 collocava gli USA al primo posto, dominando 60 delle 64 tecnologie critiche prese in considerazione, mentre nel 2023 la Cina è salita a 57 su 64, superando la potenza americana, ferma a sole 7. “Questi numeri mostrano un declino relativo di Washington e l’ascesa inarrestabile di Pechino,” sottolinea. Per lui, tali mosse rivelano un paese in difficoltà: “L’ordine che hanno imposto si sta sgretolando, e le tariffe sono solo un palliativo per una crisi profonda.

Sull’Unione Europea, il tono si fa ancora più critico. “Il continente ha sacrificato la propria industria sull’altare del libero mercato e delle imposizioni di Washington,” afferma, denunciando una sudditanza che definisce strutturale. “Le sanzioni alla Russia sono state un autogol clamoroso, un errore deciso per compiacere gli Stati Uniti, che ha lasciato l’Unione a secco di energia e priva di una visione strategica.

La deindustrializzazione di pilastri come Germania e Italia è, per lui, il risultato di un progetto fallimentare: un’UE ridotta a vassallo economico e geopolitico. “Nel 2025, con i nuovi dazi americani che ci colpiscono al 10%, l’Unione appare incapace di reagire,” osserva. “È un’entità frammentata, ostaggio di una burocrazia autoreferenziale che non rappresenta i popoli e di una miopia che la sta trascinando verso il collasso.

Non risparmia critiche al piano di riarmo europeo, con i suoi 800 miliardi di euro presentati come rilancio della difesa comune: “Un’enorme illusione. Quei fondi, spremuti dai cittadini, non proteggeranno il continente, ma ingrasseranno i produttori di armi, un altro regalo alle lobby atlantiche che prosperano sulle difficoltà che loro stessi alimentano.

Quando il discorso si sposta sull’Italia, l’autore manifesta un rammarico evidente. “L’UE ha strangolato il nostro potenziale industriale con vincoli assurdi,” dichiara, criticando un sistema che considera soffocante. “L’euro, l’austerity, il Patto di Stabilità ci hanno ridotti a un mercato di consumo per le potenze del Nord, Germania in testa, svuotando un’Italia che un tempo era tra le grandi manifatture mondiali.

Le sanzioni alla Russia, per lui, hanno inferto un colpo mortale alle nostre imprese, con la dipendenza energetica a fare da aggravante. “Non è mai stato un progetto comune: per noi è una gabbia, un guinzaglio stretto da altri che decidono al posto nostro.” Il vero affondo arriva sul governo italiano, che dipinge come privo di autonomia: “La Meloni non ha margini per tirarci fuori dal pantano.

Senza tralasciare che “Dopo oltre 24 mesi di stagnazione economica ininterrotta, l’Italia è asfittica, e lei non può adottare le manovre necessarie: è troppo impegnata a seguire gli ordini di Washington, un alleato che ci vuole deboli e sottomessi.” La sua lettura è un monito severo: senza riprendersi la sovranità, il declino dell’Italia è già in atto.

Concludendo questa interessante intervista, Gabellini guarda al 2025 come a un crocevia decisivo: “Gli Stati Uniti usano le tariffe per frenare la loro caduta, l’Europa annaspa nell’impotenza e l’Italia sconta il peso di scelte imposte da altri.” Eppure, nelle sue parole si intravede una possibilità: “Per ora assistiamo ai sintomi di un ordine globale in difficoltà, ma queste crepe non sono solo macerie. Possono trasformarsi in opportunità, se avremo il coraggio di guardare oltre i vecchi schemi e costruire qualcosa di nuovo.

Avrei voluto approfondire con lui altri temi, come la situazione in Groenlandia e le tensioni tra Danimarca e Stati Uniti o gli sviluppi nel Mar Cinese tra Taiwan e Cina, ma il tempo a disposizione era limitato. Spero di potervi presto proporre nuove analisi e punti di vista di Giacomo Gabellini, per continuare a esplorare un mondo che si trasforma con grande rapidità: sono certo che l’autore ci regalerà altri momenti di riflessione, guidandoci con il suo sguardo acuto attraverso i cambiamenti del nostro tempo.

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