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Dazi USA: UE nel panico

Sintesi

L’UE, a trazione tedesca negli ultimi 25 anni, affronta, oggi, i dazi USA di Trump dopo anni di surplus commerciale: 161 miliardi di euro esportati contro 91 miliardi importati, +70 miliardi (Destatis 2024). La proposta “zero dazi” appare un rimedio tardivo e disperato dell’UE: una banda di falliti che ormai non sa più cosa fare.

Cari amici Multipolari, l’Unione Europea si ritrova con le spalle al muro, travolta dalle conseguenze dei dazi “reciproci” imposti dal presidente statunitense Donald Trump. Con tariffe che schizzano al 104% sui prodotti cinesi, Washington ha scatenato un terremoto economico globale e l’Europa che per anni si è atteggiata a paladina del libero mercato, ora annaspa nel tentativo di salvare ciò che resta della sua credibilità.

La risposta cinese non si è fatta attendere, con dazi sui beni americani balzati all’84%, ma è Bruxelles a emergere come la vera perdente di questa guerra commerciale, incapace di reggere il colpo e ridotta a inseguire soluzioni disperate.

L’UE sta spingendo una proposta di “zero dazi” con gli Stati Uniti, un piano che suona più come una supplica che come una strategia. L’idea è semplice: azzerare le barriere tariffarie tra le due sponde dell’Atlantico per limitare i danni di uno scontro che sta mandando in tilt i mercati. Le borse europee crollano, Milano ha perso il 2,75% in una sola giornata e il prezzo del petrolio, sceso sotto i 70 dollari al barile, minaccia di trascinare con sé settori chiave come l’industria pesante e i trasporti.

I leader europei parlano di “dialogo costruttivo” con Washington, ma dietro le parole c’è il panico di chi sa che il tempo per agire è scaduto da un pezzo. Le imprese del continente, già provate da anni di crescita lenta, guardano a Bruxelles con un misto di rabbia e sfiducia, mentre i numeri parlano chiaro: l’economia dell’UE è a un passo dal baratro.

Eppure, non si può dimenticare come l’Europa sia arrivata a questo punto, infatti, sotto la regia tedesca, ha accumulato un surplus commerciale impressionante a scapito degli Stati Uniti, un trend che si è consolidato negli ultimi vent’anni. La Germania, in particolare, ha fatto la parte del leone: nel 2024, il suo surplus commerciale con gli USA ha raggiunto i 70 miliardi di euro, un record storico secondo i dati dell’Ufficio Federale di Statistica tedesco (Destatis).

Tradotto in dollari, si parla di circa 72 miliardi, ben oltre i 63,3 miliardi del 2023. Le esportazioni tedesche verso gli Stati Uniti, auto, macchinari, farmaci, sono salite a 161,3 miliardi di euro, mentre le importazioni da oltreoceano si sono fermate a 91,4 miliardi, in calo del 3,4% rispetto all’anno precedente. Un doppio gioco evidente: Berlino ha inondato il mercato americano di merci “Made in Germany”, ma ha comprato poco o nulla in cambio, lasciando gli USA con un deficit commerciale cronico.

Quando Trump minacciava dazi già nel suo primo mandato, Bruxelles rispondeva con sorrisetti di superiorità, bollando il presidente americano come un populista incapace di capire le dinamiche globali. L’UE “a guida Merkel” ha snobbato ogni tentativo di dialogo serio con Washington, ha imposto sanzioni alla Russia, stretto accordi con la Cina, convinta che il suo peso economico la rendesse intoccabile. Ma quella presunzione si è sciolta come neve al sole di fronte alla realtà: gli Stati Uniti non bluffavano e ora l’Europa paga il prezzo della sua miopia.

Il tentativo di correre ai ripari con questa proposta di “zero dazi” è patetico, un’ammissione di sconfitta mascherata da iniziativa lungimirante. Agli occhi di Washington, l’UE non ha più un briciolo di credibilità: dopo aver passato anni a criticare Trump, ora si inginocchia sperando in un gesto di clemenza.

Ma non è solo l’America a guardare con disprezzo. Il resto del mondo, dai mercati asiatici ai paesi produttori di petrolio, vede un continente che ha perso la bussola, incapace di difendere i propri interessi e ridotto a mendicare soluzioni che non controlla. La visita della premier italiana Giorgia Meloni a Washington, prevista per il 17 aprile, è l’ultimo atto di questa tragicommedia: un’Europa frammentata manda un emissario a trattare, ma il mandato è debole, e la Casa Bianca lo sa bene.

L’Unione Europea è alla frutta, intrappolata tra un passato di arroganza e un presente di impotenza. I dazi di Trump hanno messo a nudo le sue fragilità, e i rimedi tardivi di oggi non fanno che confermare una verità scomoda: Bruxelles è totalmente irrilevante, non conta nulla, né in casa propria né sul palcoscenico globale. L’UE è un carrozzone inutile e molto costoso di cui gli stati europei, a partire dall’Italia devono sbarazzarsi per sempre.

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