Sintesi
Călin Georgescu, intervistato da Tucker Carlson, denuncia la “mafia globalista” che ha fatto dell’UE il suo ultimo avamposto e controlla, in maniera sempre più evidente, tutti gli stati compresa la Romania, accusa Blinken e Macron di interferenze elettorali e soprattutto parla di pace e sovranità. Sostiene che la Romania è cruciale per evitare una guerra mondiale, paragonando la sua lotta a quella di Trump negli Stati Uniti.
Buongiorno amici Multopolari, oggi vi presento un’intervista davvero interessante realizzata ieri, 10 aprile 2025, da Tucker Carlson. Il noto giornalista e commentatore americano ha ospitato Călin Georgescu, candidato alla presidenza della Romania. Georgescu, una figura invisa alla mafia globalista che domina l’Europa, è stato al centro di una campagna elettorale stroncata senza scrupoli. In un’Unione Europea dove la democrazia è solo una facciata, valida finché a vincere sono i burattini della mafia globalista, Georgescu ha rappresentato una minaccia.
Quando il risultato non piace ai poteri forti, le elezioni vengono manipolate o invalidate, come è successo in Romania. Georgescu, candidato indipendente che secondo i loro calcoli non avrebbe dovuto avere chance, ha invece stravinto sia al primo che al secondo turno, prima che le elezioni fossero annullate con un colpo incostituzionale. Ho già approfondito questa vicenda in alcuni miei articoli, che potete trovare qui: Golpe in Romania: il Caso Georgescu, Romania sull’orlo della guerra civile? , l’ultimo in ordine di tempo Romania stop della corte a Georgescu).
L’intervista di Carlson, durata circa 40 minuti, ha offerto a Georgescu l’opportunità di esporre la sua visione, le sue accuse contro il sistema e il suo sogno di una Romania libera e sovrana. Anche questa volta Multipolare a seguito tutta l’intervista e vi propone un resoconto dettagliato del dialogo, che intreccia domande e risposte per restituire la complessità e la profondità delle idee espresse dal politico rumeno, senza tralasciare alcun tema affrontato.
La mafia globalista attacca Georgescu
L’intervista si apre con un saluto di Carlson: “Călin Georgescu, benvenuto”. Georgescu coglie subito l’occasione per presentarsi non come un politico convenzionale, ma come un uomo spinto da un profondo senso di responsabilità. “In primo luogo, desidero ringraziare i cittadini della nazione, garantendo che tutte le mie azioni rappresentano nulla più che un senso del dovere disinteressato verso il mio popolo, il popolo romeno”, afferma con convinzione.
Aggiunge poi un elemento personale e ideale: “E naturalmente, io ho un sogno, un sogno di libertà e dignità per il popolo romeno”. Queste parole delineano il profilo di un uomo che si vede come un servitore della sua gente, mosso non da ambizioni personali, ma da un’aspirazione a restituire al suo paese un’identità perduta. La sua introduzione pone le basi per un discorso che si svilupperà attorno alla lotta contro forze esterne percepite come oppressive.
Carlson, intuendo il peso delle vicende vissute da Georgescu, gli chiede implicitamente di spiegare cosa sia accaduto e chi ritenga responsabile: “Può spiegare cosa è successo e chi crede sia dietro a tutto questo?”. La risposta di Georgescu è un’accusa diretta e articolata. “Sono stato ostacolato da una mafia globalista che controlla questa regione come fosse una colonia”, dichiara, dipingendo un quadro di oppressione sistematica.
Prosegue con un parallelo sorprendente: “È lo stesso gruppo, diciamo, di intelligence presente in questa regione, lo stesso che ha cercato di distruggere la campagna del presidente Trump. È semplicemente un copia e incolla con soggetti diversi, inclusa l’accusa ingiusta di interferenze straniere, in particolare, ovviamente, l’interferenza russa, proprio come è stato accusato il presidente Trump in passato”. Georgescu sottolinea con forza l’assenza di prove: “Eppure, non ci sono evidenze”. Questo confronto con Trump non è casuale, serve a legittimare la sua narrazione come parte di una lotta globale contro un nemico comune, un’élite che usa accuse infondate per eliminare gli outsider.
Il dialogo si sposta su un tema cruciale quando Carlson, seguendo il filo delle accuse, domanda: “Quindi lei sostiene che ci sia un controllo esterno sul suo paese. Come pensa che questo influisca sulla democrazia romena?”. Georgescu risponde con una tesi audace e dettagliata. “Il loro sistema, al cento per cento, in Romania, è stato ed è coordinato e controllato da interferenze esterne”, afferma, specificando un’evoluzione temporale. “Prima di queste elezioni, era controllato dall’ex segretario di Stato degli Stati Uniti, Blinken, e da tutti i neoconservatori; poi, con la presidenza Trump e l’amministrazione Trump-Vance, è totalmente controllato dalla Francia”.
La sua accusa culmina in un’immagine provocatoria: “Di fatto, l’attuale presidente della Romania oggi è il presidente della Francia, Macron”. Georgescu dipinge la Romania come una pedina in un gioco geopolitico, priva di autonomia, passata da un’egemonia americana a una francese, un’affermazione che riflette la sua visione di un paese colonizzato da potenze straniere.
Carlson, incuriosito dalle accuse, lascia spazio a Georgescu per approfondire: “Quali sono queste accuse specifiche che le sono state mosse?”. Georgescu racconta con passione la sua esperienza elettorale. “Ho ottenuto la vittoria nella prima fase, arrivando primo”, ricorda, sottolineando il successo iniziale della sua campagna. Tuttavia, il tono cambia quando descrive la reazione del sistema: “Dopo il primo turno, tutto, diciamo, il sistema si è subito messo in allerta, e tutti sanno che il popolo romeno è stato soggetto a interferenze”.
Il culmine arriva con la denuncia di un sopruso: “Il secondo turno delle elezioni è stato annullato illegalmente e incostituzionalmente. Hanno rubato il voto. Categoricamente”. Georgescu non si limita a lamentare la perdita, ma insiste sull’illegittimità dell’azione: “Il processo è iniziato la mattina. Entro il pomeriggio avevo quasi il settanta per cento, e hanno fermato tutto, annullando così il secondo turno”. Questa narrazione trasmette il senso di un’ingiustizia profonda, un furto democratico che, secondo lui, ha privato i romeni della loro voce.
Perché temono una Romania libera e contraria alla guerra
Il tema della pace emerge con forza quando Carlson, riflettendo sulle posizioni di Georgescu, chiede: “Quindi, se lei è contro la guerra e contro i debiti, è stato sorpreso quando l’hanno accusata di essere un agente russo e l’hanno escluso dalla politica romena?”. Georgescu risponde con una dichiarazione che pone la pace al cuore della sua missione. “Il punto più importante è la pace. La pace e la libertà, perché è la pace che rende la vita sulla terra felice. Bambini felici, famiglie felici. La felicità in generale”, afferma, evocando un’immagine di armonia universale.
Contrappone questa visione al sistema: “Ho parlato di pace. Loro hanno detto guerra. Ho parlato di pace. Loro hanno detto guerra”. Per dare peso alla sua idea, cita un’ispirazione storica: “La pace autentica, proprio come disse il presidente Kennedy nel 1963 davanti all’Università Americana, fu un discorso fantastico e oggi è realtà”. Georgescu si presenta come un difensore della pace contro un’élite che prospera sui conflitti, un contrasto che, secondo lui, ha scatenato la reazione del sistema contro la sua candidatura.
Senza una domanda diretta, Carlson lascia a Georgescu lo spazio per illustrare il suo programma, e lui ne approfitta per esporre una visione economica ambiziosa. “Ho presentato un piano per cambiare il sistema economico della Romania, basato sull’ideologia hamiltoniana, come è ben noto”, spiega, riferendosi al modello di Alexander Hamilton, padre fondatore degli Stati Uniti. Specifica: “Desidero fare della Romania un paese sul modello di Hamilton, cioè totalmente indipendente, per garantire un’economia performante, ma dipendendo esclusivamente dalle risorse naturali, non dai debiti”.
Georgescu approfondisce il suo progetto: “Si tratta di un programma che propongo per la Romania, nei settori dell’alimentazione, dell’acqua e dell’energia”. La sua idea è chiara: un’autosufficienza economica che liberi il paese dalla dipendenza esterna, un ritorno alla sovranità attraverso le sue risorse, un concetto che collega alla sua critica al globalismo e alla finanziarizzazione.
La reazione di Georgescu al divieto di candidarsi
Carlson interviene con una domanda incisiva: “Che intende quando dice che vogliono scatenare la Terza Guerra Mondiale dalla Romania?”. Georgescu risponde con un’analisi geopolitica dettagliata. “La Romania è il punto strategico più importante”, sostiene, sottolineando la sua posizione geografica: “È la più grande frontiera con l’Ucraina, parliamo di seicento e un chilometro”.
Aggiunge un’accusa grave: “Intendono trasformare la NATO in una forza offensiva. La Romania è un bene prezioso per l’Unione Europea, per Macron, allo scopo di iniziare la guerra”. Tuttavia, offre un’alternativa: “Ho detto che non è la nostra guerra. Non abbiamo nulla a che fare con questo. L’interesse nazionale è la negoziazione diplomatica, e possiamo essere un mediatore di pace”. Georgescu vede la Romania come una pedina ambita per i suoi avversari, ma anche come una potenziale forza di equilibrio, capace di prevenire un conflitto globale se guidata dalla sua visione.
Le interferenze di Antony Blinken ed Emmanuel Macron nelle elezioni
Carlson approfondisce il tema delle influenze esterne: “Che ruolo ha avuto il Segretario di Stato americano Antony Blinken nella politica romena? Che cosa ha fatto o detto che ha influenzato le sue elezioni e la politica romena?”. Georgescu non esita: “Tutti sanno che c’è stata un’interferenza straniera, in particolare da parte del Segretario di Stato Blinken, che è intervenuto nelle elezioni e ha semplicemente dettato cosa dovesse fare il sistema”.
Non si ferma qui, coinvolgendo anche la Francia: “Il presidente Macron e Maia Sandu della Moldova, pure loro intervengono. Ma il più importante è stato il segretario di Stato Blinken”. Georgescu insiste sull’impatto diretto: “È stato un intervento. Non vogliono una Romania libera”. Queste accuse costruiscono un’immagine di una nazione sotto scacco, con leader stranieri che ne determinano il destino, un tema che ritorna spesso nel suo discorso.
Perché hanno bisogno della Romania per scatenare la Terza Guerra Mondiale
Carlson aveva già posto la domanda (“Che intende quando dice che vogliono scatenare la Terza Guerra Mondiale dalla Romania?”), e Georgescu continua la sua analisi. “La Romania è il punto strategico più importante”, ribadisce, sottolineando la sua posizione geografica: “È la più grande frontiera con l’Ucraina, parliamo di seicento e un chilometro”.
Specifica ulteriormente: “È un quadro di sicurezza per il Mar Nero. È un’influenza regionale per la Moldova e il Mar Nero. E rappresenta anche un vantaggio per la situazione economica ed energetica”. Conclude con un’accusa diretta: “Sanno molto bene questo. Intendono trasformare la NATO in una forza offensiva”. Georgescu insiste sul valore strategico della Romania come motivo per cui viene sfruttata per scopi bellici, opponendosi fermamente a tale uso.
Cercheranno di imprigionare Georgescu?
Verso la fine, Carlson pone una domanda sul futuro: “Qual è il suo prossimo passo? La preoccupa che le stesse forze cercheranno di metterla in prigione?”. Georgescu risponde con determinazione e ottimismo. “Il presidente Trump è la nostra garanzia che possa risolvere la situazione in Europa. È un leader mondiale, perché un vero leader salva vite, non manda le persone a morire”, dichiara, legando la sua lotta a una figura simbolo.
Sul destino della Romania, aggiunge: “La Romania è la nazione più importante del mondo. È l’Alfa e l’Omega di una nuova era di pace, dignità, amore e prosperità”. Nonostante le difficoltà personali “Sono stato arrestato nel traffico per quasi sei ore”, rimane fiducioso: “Non ci arrendiamo. Più prima che poi, trionferemo”. Georgescu vede in Trump un alleato per la pace globale e nella Romania una chiave per un cambiamento epocale, un messaggio di speranza che chiude il suo intervento.
Perché il mondo intero guarda a Donald Trump come leader
Georgescu approfondisce il ruolo di Trump: “Riconosco solo un partner importante, gli Stati Uniti, specialmente ora che abbiamo questa amministrazione, l’amministrazione Trump”. Aggiunge: “Il presidente Trump è la nostra garanzia che possa risolvere la situazione in Europa. È un leader mondiale, perché un vero leader salva vite, non manda le persone a morire”.
Spiega ulteriormente: “Se lo sappiamo, e se ci crediamo fermamente, dovremmo riuscire, prima o poi. Per questo ho detto che la Romania è la nazione più importante del mondo. So bene cosa sto dicendo”. Georgescu collega il ruolo di Trump alla possibilità di una pace globale, vedendolo come un modello di leadership capace di ispirare e guidare anche la sua lotta.
La morte della libertà di parola in Romania
Quando Carlson chiede: “Mi ha chiesto come hanno fatto a distruggere la democrazia”, Georgescu offre un quadro inquietante. “Ci troviamo di fronte a un serio problema di violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, incluse le persecuzioni politiche”, denuncia. Specifica: “I nostri sostenitori, in particolare quelli della mia candidatura, inclusi individui vulnerabili come pensionati, madri single, famiglie giovani, sono stati abusivamente multati con migliaia di euro e sottoposti a perquisizioni domiciliari da agenti economici o unità militari, solo sulla base di post sui social media”.
Aggiunge un esempio concreto: “Un pensionato in Romania riceve due o trecento dollari al mese e si ritrova con una multa di mille o duemila dollari, solo per aver postato sui social”. Conclude con una condanna generale: “La libertà di espressione oggi è sotto attacco, un attacco grave e severamente ristretto”. Questo passaggio evidenzia una repressione che colpisce i più deboli, un’ingiustizia che Georgescu usa per rafforzare la sua critica al sistema.
Senza una domanda specifica, Georgescu espone la sua visione geopolitica, attaccando UE e NATO. “L’Unione Europea incoraggia il globalismo. Un governo con persone non elette. Anche Ursula von der Leyen non è una persona eletta, è stata solo nominata”, afferma, criticando la mancanza di legittimità democratica. Sul rapporto con le alleanze, chiarisce: “Apprezzo l’alleanza solo se serve le nazioni, non se le asserve. Attualmente siamo solo uno stato cliente”.
Propone un’alternativa: “Dobbiamo essere una rete globale di paesi sovrani”. Georgescu rifiuta il modello globalista, che vede come un’imposizione di tecnocrazia e debiti, e insiste sulla necessità di una cooperazione tra nazioni libere, un’idea che contrasta con la sua percezione di un’UE e una NATO opprimenti.
Carlson termina l’intervista con un saluto caloroso: “Grazie, signor Georgescu. Grazie per aver dedicato del tempo a spiegarci e parlare con noi, le auguro ogni successo”. Georgescu, pur non rispondendo direttamente, aveva già espresso la sua risolutezza: “Non ci arrendiamo perché sappiamo che è in nostro potere. E con Dio, possiamo farcela”. L’intervista si conclude lasciando un’immagine di un uomo che, nonostante le avversità, crede fermamente nella sua missione di restituire libertà e dignità al popolo romeno, in un mondo che vede dominato da forze globaliste ostili alla sovranità e alla pace.

