Sintesi
Umberto Pascali, su Casa del Sole TV con Jeff Hoffman, smaschera la visita di Re Carlo come un tentativo di influenza britannica. Tra ombre del Britannia e negoziati globali, denuncia oligarchie e invita l’Italia a scegliere la sovranità, in un mondo che cambia. Un’analisi tagliente.
Cari amici Multipolari, ho guardato con attenzione un’interessante intervista che voglio proporvi. Ieri, Domenica 13 aprile 2025, Jeff Hoffman, giornalista di Casa del Sole TV, piattaforma indipendente che scava oltre le narrazioni mainstream con analisi e inchieste scomode, ha intervistato Umberto Pascali, il noto corrispondente da Washington famoso per le sue denunce taglienti contro le élite globali e le trame di potere. L’intervista, un appuntamento fisso della domenica mattina, per chi cerca prospettive fuori dal coro, ha toccato la controversa visita di Re Carlo III in Italia, le ombre del passato britannico e i giochi geopolitici attuali, con un focus su negoziati internazionali e tensioni economiche.
Di seguito, un resoconto delle parti più incisive di questa intervista, che potete trovare in versione integrale sul sito Casa del Sole TV per chi desidera guardarla.
Jeff Hoffman: Umberto, bentornato. Partiamo dalla visita di Re Carlo in Italia, un evento che sembra aver riportato a galla vecchie narrazioni storiche, come il ruolo dell’Inghilterra nell’unità d’Italia. Ma c’è anche il ricordo della strage di Capaci e del panfilo Britannia. Cosa ne pensi?
Umberto Pascali: La visita di quello che si fa chiamare Re Carlo III del Regno Unito di Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord è stata estremamente preoccupante. È stata preparata in sordina: nessuno ha detto una parola fino all’ultimo momento, quando si sono scatenate televisioni e giornali. È una tipica mossa di preparazione psicologica di massa, perché se avessero annunciato prima “che diavolo ci fa questo re d’Inghilterra in Italia a parlamenti riuniti, dopo che ha detto di aver imparato l’italiano, come se fosse lui il re d’Italia?” la gente avrebbe aperto gli occhi. All’ultimo momento è scoppiato il caso: musica, bandiere, aerei, le Frecce Tricolori italiane e le loro freccine inglesi che hanno volato insieme, come dice Carlo, a testimoniare l’unità, anche militare. Una cosa gravissima. Quando Garibaldi è sbarcato con le camicie rosse a Marsala, c’erano due navi inglesi che lo proteggevano. Questa è una cosa da complottisti per gli ingenui, ma lo dice lui e se ne vanta! Detto dal re d’Inghilterra, che è anche capo della Chiesa anglicana e, si dice, della massoneria internazionale britannica, assume un significato preoccupante. Con due navi della Marina Militare e con Garibaldi, che era praticamente un loro uomo, insieme a Cavour e Mazzini. Mazzini, come tutti dovrebbero sapere, non viveva in Italia, viveva a Londra e ha creato un’internazionale che era la vera internazionale dell’intelligence inglese, praticamente in tutto il mondo.
Jeff Hoffman: Hai ragione, Umberto, la storia non è come ce la raccontano. Ma torniamo a Capaci e al Britannia. Hai accennato a coincidenze strane, vuoi approfondire?
Umberto Pascali: Coincidenze? Qui c’è puzza di zolfo! Quando Falcone fu ucciso con la moglie e la scorta, il 23 maggio 1992, stava bollendo l’operazione Mani Pulite, la destabilizzazione dell’Italia. Non potevano più controllare l’Italia, che stava uscendo dalle righe. Dopo la fine del pericolo sovietico, si preparava a fare accordi con la Russia, dal punto di vista del continente euroasiatico. Lì è cominciata Mani Pulite. Il 25 maggio c’è il funerale a Palermo e chi arriva al porto? Il Britannia, il panfilo reale. Stava aspettando la regina Elisabetta, che Carlo ha dimenticato di menzionare. Arriva il 28 maggio, cinque giorni dopo la strage di Capaci, con suo marito, e chiedono di fermarsi lungo la strada, venendo dall’aeroporto, per rendere omaggio al luogo della strage. Una cosa inquietante. Poi prendono il Britannia e vanno a Malta. Il 2 giugno, cinque giorni dopo, il panfilo arriva a Civitavecchia, dove si decide la grande privatizzazione italiana. Non si conosce ancora la lista completa dei partecipanti, ma lì si pianifica l’intimidazione dei giudici, della magistratura, della polizia con la strage di Capaci, poi via Amelio. Contemporaneamente, sovversione e scandalizzazione della classe politica con Mani Pulite e Tangentopoli. Certo, c’era corruzione, ma forse meno di quella successiva. Lo scopo non era ripulire l’Italia, ma distruggere la spinta sovranista e indipendentista del paese.
Jeff Hoffman: Passiamo alla geopolitica attuale. Parliamo dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, con Witkof che corre tra San Pietroburgo e Oman. E poi c’è la Meloni, che incontra Trump, mentre Vanz va da lei. Che sta succedendo?
Umberto Pascali: Siamo a un bivio storico. L’Italia è cruciale, perché il suo cambiamento può cambiare tutto. L’Italia fa paura, è il pezzo nello scacchiere europeo e mondiale che, se si muove, sconvolge i piani. Abbiamo sei paesi dell’Europa, l’asse francobritannico, che io chiamo rothschildiano per essere precisi, con la Germania accodata, che spingono per la guerra alla Russia. Una cosa da deficienti, ma serve a mantenere il controllo sulle popolazioni, con l’idea ‘possiamo fare la guerra alla Russia’. La Meloni andrà a trovare Trump. Lo vedo positivamente. Quasi in contemporanea, il vicepresidente JD Vance arriva in Italia. Vance dice: “Guardate, europei, non siete in pericolo da Russia o Cina, ma da voi stessi, perché avete cancellato i vostri principi di giustizia, democrazia, sviluppo economico. Attaccate il popolo, i votanti, non volete elezioni libere. Questo è il vostro pericolo. Noi stiamo con Alternative für Deutschland, con Georgescu, con Marine Le Pen, non perché siamo d’accordo su tutto, ma perché sono partiti antiguerra e rappresentano la volontà popolare.” C’è un pericolo, però. Quando Carlo dice “mi ricordo il povero Falcone”, c’è da chiedersi perché lo nomini. Attualmente, i servizi segreti inglesi non fanno più il bello e il cattivo tempo, almeno non come prima, e spero sempre meno. Durante gli incontri di Trump con i suoi ministri, dove ognuno parla liberamente, c’è stato uno scontro. Steve Witkoff ha detto: “Caro presidente, io vado a parlare con Putin, ma la cosa migliore per la pace è riconoscere alla Russia tutto ciò che ha preso militarmente: Donbas, Zaporizhzhia.” Kellogg, che doveva essere il grande mediatore, si è opposto, ma Trump lo ha messo da parte. Ci sono stati incontri indiretti con l’Iran in Oman, scelti dalla leadership iraniana e accettati da Trump. Hanno stabilito una base accettabile per discutere. Il punto cruciale è la capacità nucleare iraniana. L’Iran ha detto: “Abbiamo fatto una fatwa, denunciamo la guerra nucleare come immorale e contro la nostra religione, ma vogliamo l’energia nucleare per svilupparci.” La posizione massimale di Netanyahu, un pupazzo dei neocon, era: “Se vogliono energia nucleare, bisogna bombardarli, riportarli all’età della pietra.” Ora, dall’accordo di Oman, non si parla più di impedire l’energia nucleare, ma solo di non usarla per armamenti. Su questa base, l’accordo praticamente c’è.
Jeff Hoffman: Umberto, hai citato anche Lavrov e il Brasile, che come presidente dei BRICS propone una piattaforma finanziaria alternativa. Può essere una chance anche per Trump?
Umberto Pascali: La cosa fondamentale è che ci sono vari accordi. Quando americani e russi si parlano, a volte lo dicono, come Witkoff che ha parlato quattro ore con Putin, altre volte no. Parlano di questioni economiche e finanziarie centrali, magari dedicando solo il 10% del tempo a Ucraina, Palestina o Iran, ma discutono di grandi progetti. Il problema è ricreare una struttura economica e finanziaria per un nuovo mondo che Trump, Putin e Xi Jinping vogliono costruire. Ci sono problemi reali: la Cina non vuole perdere certi mercati, gli americani vogliono fare le cose velocemente. Ma chi sono i nemici? La cricca oligarchica. La cosa più temibile è il potere delle grandi banche, soprattutto sugli Stati Uniti. Trump ha detto fin dall’inizio: “Non voglio il free trade, il mercato libero, voglio il fair trade, il mercato giusto.” È un modo per dire basta al laissez-faire, allo scatenamento delle leggi della giungla finanziaria che scorticano l’economia reale. Devo rifare l’economia reale. Per questo, incontri importanti avvengono tra i capi dei fondi sovrani, quello americano, creato da Trump, e quello russo, creato da Putin. Si tratta di creare un nuovo sistema, prima finanziario-monetario, poi economico, da cui l’economia dipenda. Il punto fondamentale è lo scontro tra Trump e la Federal Reserve. Non è la banca centrale americana: è una banca fatta da potentati finanziari, i soliti Rothschild, Rockefeller, Morgan […], che decidono quale sarà la finanza e la moneta americana. Il dollaro, come è diventato finora, non è una cosa del popolo americano o di un governo come quello di Trump: è l’espressione di questa cupola oligarchica, il loro strumento più pericoloso. Devo avere una moneta, un mezzo di scambio interno, ma questo dollaro internazionalizzato, controllato da criminali finanziari, è contro gli interessi del popolo e dell’economia americana. Me ne devo liberare. C’è un grosso lavorio, come a Bretton Woods, ma più approfondito, per un mondo in cui i paesi possano scambiare senza un’entità esterna che li controlli. Non vogliamo più questa oligarchia sovranazionale, né il World Economic Forum, né l’ex impero britannico che non vuole sparire, pur essendo malefico per tutti.
Jeff Hoffman: Umberto, chiudiamo con un messaggio al pubblico. La gente scende in piazza, non vuole la guerra. Cosa dici agli italiani?
Umberto Pascali: Scendete in piazza, ma non fatevi fregare! Le piazze di Roma e Milano, piene di gente che dice no alla guerra, sono un segnale. Attenti a chi vi guida: Conte, Travaglio, i 5 Stelle sono trappole. I sondaggi dicono che gli italiani non vogliono sentir parlare di guerra e ora scendono in piazza. Cercano di abbindolarli. La dimostrazione di Roma, per esempio, era il contrario di una vera pace. Quando metti Travaglio, i 5 Stelle, Conte a dire “non voglio la guerra“, è chiaro: non voglio la guerra, ma non voglio Trump. Sembra una posizione accettabile, perché Trump è brutto e cafone, contrariamente a Re Carlo, che mangia con coltello, forchetta e cucchiaino. Ma è una posizione perfetta per i circoli del Regno Unito e dell’oligarchia, che ha ancora le mani sugli Stati Uniti, e per la finta sinistra europea, che di sinistra non ha nulla. Non fatevi ingannare dai giornali, l’ultima risorsa della loro propaganda. Cose importanti vengono discusse. Scendiamo in piazza senza farci trascinare alla violenza, che magari vorrebbero. Esprimete la vostra idea e rendetevi conto che ora le cose possono cambiare con la nostra partecipazione, non da spettatori. Quando si parla di “indipendente“, potrebbe essere la volpe indipendente in un pollaio. Difendere l’indipendenza della volpe è sbagliato. La Federal Reserve vuole essere indipendente, ma dipende dai suoi padroni, le banche. Vuole dipendere dal presidente, ma solo quando lo controlla, come avveniva con Biden. Quando un presidente cerca di fare gli interessi della popolazione, quelli vogliono essere indipendenti dal popolo. È lì che deve arrivare la batosta istituzionale. Trump dice che la Costituzione americana stabilisce che un governo eletto dal popolo, con un programma voluto dal popolo, non può essere frenato da forze private. Il criminale individuale non può fermare il benessere della popolazione.
Qui finisce l’intervista, per chi volesse guardare la versione integrale, ecco il link al video di Casa del Sole TV: Umberto Pascali: Re Carlo, storia d’Italia da Mazzini a Capaci
Le mie Considerazioni
La visita di Carlo d’Inghilterra III in Italia, come emerge dalle parole di Pascali, non è stata un innocuo gesto diplomatico, ma un’operazione arrogante e calcolata, un tentativo di riaffermare un’influenza britannica che puzza di colonialismo d’altri tempi. La sua sfrontatezza nel vantare il ruolo dell’Inghilterra nell’unità d’Italia, ignorando i danni, la distruzione e i milioni di morti che il Regno Unito ha causato con i suoi complotti e manipolazioni al nostro paese a partire dall’unificazione forzata e poi con la prima e la seconda guerra mondiale è un insulto alla memoria dei nostri caduti e della nostra bandiera. Peggio ancora, il suo riferimento a Falcone, mentre la sua famiglia navigava sul Britannia nei giorni del lutto nazionale, è una profanazione cinica, un modo per mascherare complicità storiche con una patina di compassione. Carlo rappresenta una corona che non ha mai esitato a sfruttare le tragedie altrui per consolidare il proprio potere, e la sua presenza a Roma è un monito velato: “Siamo ancora qui, non osate ribellarvi”. La sua figura, avvolta in un’aura di eleganza posticcia, è il simbolo di un’oligarchia decadente che teme di perdere il controllo in un mondo che si sta svegliando. L’Italia, come sottolinea Pascali, ha la chance di scegliere un futuro diverso, ma non sarà certo inchinandosi a questo re da operetta che ci riuscirà. È ora di smettere di applaudire chi ci ha sempre usato come pedine e di reclamare la nostra sovranità, senza riverenze a chi non le merita.

