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Rimondini: Dazi contro la Spectre Globalista

Sintesi

Rimondini svela la Spectre anglo-francese, esaltando i dazi contro il globalismo. Collega Re Carlo ai crimini di Londra, dalla distruzione del Sud ai partigiani, agenti inglesi. Sostiene ll nuovo mondo multipolare e avverte sull’euro digitale che descrive come strumento di controllo totalitario. Documenta tutto con fonti d’archivio.

Buongiorno amici Multipolari, ho ascoltato con attenzione l’ultima puntata del podcast Un’altra Storia, sul canale Youtube Veleno Quanto Basta dove Lamberto Rimondini, ospite fisso, discute con Veleno, il conduttore, di una serie di temi che vanno dall’economia alla storia alla geopolitica, con una visione che smaschera la narrazione mainstream che da sempre vogliono imporci come “verità di fede”. Nell’ultimo episodio Rimondini parla di dazi, globalismo, Re Carlo, partigiani, accordi internazionali, moneta digitale e persino del Canale di Panama, collegando tutto con una critica alle élite finanziarie, la mafia globalista o come lui è solito definirla “per rendere meglio l’idea“: Spectre.

Ecco i passaggi più incisivi di ciò di cui si è parlato in questa interessante e scoppiettante puntata.

Dazi e globalismo

Rimondini apre con un esempio pratico. “Poniamo il caso che tu, Veleno, e io produciamo arance in Italia”, dice. “Le vendiamo a 5 euro al chilo, un buon prezzo: fresatura, concimatura, potatura, cassette. Ma ci troviamo a competere con arance a 1 euro al chilo.” Perché così economiche? “Le multinazionali del cibo vanno dove la manodopera costa niente, magari usano pesticidi a volontà, senza regole come le nostre.” Afferma che senza protezione, i produttori italiani fallirebbero: “O lasciamo marcire le arance, o le vendiamo a 1 euro, perdendo tutto.” E avverte: “Quando le multinazionali distruggono la produzione interna, fanno il prezzo che vogliono: 3, 5, 6 euro.

La sua soluzione sono i dazi. “Se metti un dazio, quelle arance da 1 euro diventano 8 o 9 euro, non vendibili”, spiega. “Si tutela la manodopera italiana, le aziende, gli stipendi: contratti a tempo indeterminato, come i nostri nonni.” Contesta chi dice che i dazi alzano i prezzi: “È una truffa dire che i dazi USA fanno salire i prezzi in Italia. Proteggono la produzione interna, punto.” Quando Veleno nota che la Cina ha risposto con dazi propri, Rimondini aggiunge: “Il liberismo selvaggio è finito, viva le differenze.” Sostiene che il mondo si stia frammentando, con Stati che difendono i propri interessi, non un mercato globale unico.

Un mondo multipolare

Sul panorama internazionale, Rimondini evoca un’idea precisa. “Non c’è più un unico potere, una Spectre che gestisce tutto”, dichiara. “È quella che il professor Pacini chiama Pax Multipolaris: accordi commerciali tra Stati.” Porta un esempio: “Spagna e Italia mettono dazi sulle arance, ma collaborano su altro. Conta l’interesse nazionale.” Critica il globalismo degli ultimi trent’anni: “In Italia, Europa, persino negli USA, hanno fatto l’opposto di ciò che serve.” E nota un’ipocrisia: “Biden metteva i dazi, e andava bene. Ora che sono più chiari, oddio, oddio! Due pesi e due misure.

Re Carlo e le colpe di Londra

La visita di Re Carlo in Italia accende la critica di Rimondini. “In apparenza è venuto per festeggiare i 20 anni di matrimonio, una bella giustificazione che ha fatto applaudire i gonzi”, attacca. “Si è presentato in Parlamento, a Camere Riunite, una prerogativa del Presidente della Repubblica. È sudditanza.” Quando Carlo parla di “legami antichi di amicizia”, Rimondini sbotta: “Scappa da ridere! È grazie alla mafia finanziaria anglo-francese, i Rothschild di Londra e Parigi, che il Sud Italia è stato distrutto: rubati oro, argento, industria, naviglio mercantile. Un milione di morti nel 1860, per l’operazione garibaldina finanziata da Londra. Ci sono talmente tanti documenti che continuare con quella narrazione è offensivo per i nostri trisnonni.

Non si limita all’unificazione d’Italia ma rivela come Londra abbia orchestrato le difficoltà italiane anche nel Novecento. “Londra ci ha trascinati nella Prima Guerra Mondiale con il Patto di Londra del 25 aprile 1915, all’insaputa del Parlamento”, afferma. “Sidney Sonnino, uomo di Londra, firma quell’accordo e ci impegna a entrare in guerra entro un mese.” Ma è sulla Seconda Guerra Mondiale che Rimondini si sofferma con dettagli precisi. “L’Italia rimane fuori dalla Seconda Guerra Mondiale fino al 1940”, dice. “È Winston Churchill che, per costringere il governo italiano a entrare in guerra al fianco di Hitler, blocca le forniture di materie prime: petrolio, carbone, acciaio.

Negli anni ’30 e ’40, il 90% di queste materie arriva dalla Gran Bretagna, l’altro 10% dalla Germania.” Prosegue: “A fine maggio 1940, Churchill decide di bloccare quel 90%. L’Italia si ritrova senza nulla. Il nostro apparato produttivo industriale non può lavorare. Una comunicazione arriva al governo: l’autonomia produttiva è di una settimana, massimo 10 giorni, poi tutti impiegati, operai devono essere licenziati.

Qui entra in gioco la Germania. “Adolf Hitler, già in guerra dal settembre ’39, propone a Mussolini un accordo: ‘Io ti do il 90% di materie prime che Londra non ti dà più, il mio 10% diventa il 100%.’ L’Italia si lega a mani e piedi alla Germania, che in cambio chiede di entrare in guerra al suo fianco.” Rimondini conclude: “La trappola di Londra per trascinare l’Italia in guerra, distruggerla e occuparla militarmente ha funzionato.”

Non si ferma qui. Elenca una serie di eventi successivi: “I bombardamenti sulla popolazione civile italiana sono stati imposti da Churchill, contro il parere degli americani, per piegare il consenso. E poi Portella della Ginestra, Via Fani, Capaci, fino al Britannia del 1992, che dà il via allo spezzettamento dell’Italia. Sempre Londra, con Parigi in subordine.” Per lui, Carlo mente spudoratamente: “Dovrebbe prostrarsi al popolo italiano per tutto quello che Londra ha fatto, non parlare di amicizia.” Veleno interviene, mostrando un articolo che definisce Carlo “re partigiano”. Rimondini ironizza: “Hanno fatto una gaffe, smascherando cosa sono stati veramente i partigiani.

Partigiani e propaganda

Sui partigiani, Rimondini è categorico. “C’erano 12.000 agenti di Stati nemici, mercenari paracadutati”, sostiene. “Pagati da Londra, fino a 160 milioni al mese. Bella Ciao è degli anni ’60, propaganda.” Cita un documento: “A guerra finita, il comando partigiano chiese a Londra di uccidere cinque fascisti per ogni ferito, dieci per ogni morto. I 300.000 morti dal 1945 al 1958? Civili: ragazzine stuprate, case saccheggiate.” Veleno aggiunge: “Abbiamo spiegato in una conferenza come gli inglesi crearono la resistenza. Documenti chiari: chi erano, come furono addestrati.” Rimondini chiude: “È tutto da riscrivere. Basta balle.

Accordi internazionali

Rimondini segnala eventi globali. “Il 10 aprile, Russia e Iran hanno fatto un accordo articolato”, dice. “Il 12 aprile, tavolo USA-Iran. Netanyahu non l’ha presa bene, il cerchio si stringe.” Parla di diplomazia: “Meloni invitata negli USA il 17 aprile, ottimo segno. JD Vance in Italia a fine aprile. L’Italia conta nel mondo nuovo.” La visita di Carlo? “Debolezza. Non hanno mandato Starmer, ma il re. Forse poi manderanno chi lo comanda.

Moneta digitale e controllo

Sulle CBDC, Rimondini è allarmato. “Lagarde dice che l’euro digitale arriva a novembre”, riferisce. “È un guaio: l’euro è già a debito, proprietà di banche come Rothschild. Col digitale, se dai fastidio, ti bloccano il cellulare, non compri nulla.” Collega alla carbon tax: “Ti danno un tot di CO2. Lo superi? Niente bistecca, cuocerla fa CO2. Controllo totale.” Sul clima, attacca: “Gli alberi assorbono CO2 e rilasciano ossigeno. La CO2 umana è nulla. Ci prendono in giro.” E avverte: “Non scaricate l’IT Wallet, porta al denaro digitale.

Canale di Panama

Veleno chiude con una notizia. “Il segretario della difesa USA ha detto: le navi americane passano per prime a Panama, basta giochi cinesi. L’America ha costruito quel canale, lo guiderà.” Rimondini concorda: “Chiaro, non lascia spazio.”

Qui finisce l’intervista, per chi volesse guardare la versione integrale, ecco il link alla puntata del podcast di Veleno Quanto Basta: Un’altra storia con Lamberto Rimondini Puntata 23

Le mie riflessioni

Rimondini e Veleno intrecciano economia, storia e politica con una teoria di fondo: l’élite finanziaria, la Spectre anglo-francese, ha manipolato e controllato l’Italia, “in maniera strisciante” per secoli. Le loro affermazioni sono nette e potrebbero apparire provocatorie, ma Rimondini non parla a caso: si basa su documenti accessibili negli archivi di Stato, come quelli di Bologna, o Cosenza, e ha pubblicato due libri, L’altra storia d’Italia 1802-1947 e L’altra storia d’Italia 1948-2022, dove documenta le sue tesi.

Anche sul tema partigiani, insiste sulla solidità delle sue fonti, e di recente l’AMPI ha riconosciuto la validità delle sue posizioni, lontane dalla narrazione ufficiale che dipinge la Resistenza come un movimento monolitico e glorioso. Rimondini con le sue affermazioni spinge a mettere in discussione le versioni consolidate, allo stesso tempo le sue parole sono un invito al pensiero critico e a verificare di persona quello che viene detto. Complimenti a Rimondini per il suo meticoloso lavoro di ricerca che ci aiuta a decodificare le falsificazioni della storia che fino ad oggi ci hanno propinato per verità.

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