Le recenti dichiarazioni della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, relative alla necessità assoluta per l’Europa di non “permettersi più di dipendere dagli altri”, segnano un punto di svolta retorico di fondamentale importanza. Per anni, la narrazione mainstream di Bruxelles ha dipinto un’Unione solida, avanguardia della transizione ecologica e della regolamentazione digitale. Tuttavia, l’attuale accelerazione dello scacchiere geopolitico sta costringendo i leader europei a fare i conti con la realtà: l’UE si è svegliata scoprendosi strutturalmente arretrata e vulnerabile nei settori chiave della modernità.
“Non possiamo più permetterci di dipendere dagli altri.” Questa laconica ammissione fotografa fedelmente l’impasse strategica in cui versa l’Eurozona, rimasta schiacciata tra le proprie ambizioni normative e la realtà industriale.
La dipendenza strategica dell’Europa non si limita a un solo settore, ma si estende come un effetto domino. Sul fronte tecnologico, il divario con le Big Tech d’oltreoceano appare ormai difficilmente colmabile, lasciando il vecchio continente nel ruolo di mero consumatore e regolatore, anziché di produttore di innovazione. A questo si aggiunge la crisi cronica degli approvvigionamenti energetici e, soprattutto, la drammatica carenza di materie prime critiche, terre rare in primis, indispensabili per qualsiasi reale transizione industriale. Nel contesto di un mondo multipolare in cui gli attori globali agiscono secondo logiche di pura potenza e controllo delle catene del valore, l’approccio puramente burocratico dell’UE ne decreta la progressiva irrilevanza.
È ancora possibile invertire questa rotta o siamo di fronte alle prime fasi di un declino geopolitico definitivo? Per comprendere a fondo le dinamiche economiche, industriali e strategiche di questo brusco risveglio, analizzeremo i dati e i retroscena di questa crisi sistemica nel nostro prossimo approfondimento video.
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